Una giovane di Udine vince il premio Fernando Pulidori per la sua ricerca

Martina Sanadar vince il prestigioso premio internazionale “Fernando Pulidori”.

Martina Sanadar, neodottoressa di ricerca in Scienze dell’Ingegneria Energetica e Ambientale ed attualmente assegnista di ricerca nel gruppo di ricerca di Termodinamica e Modellizzazione (TherMo) nel Dipartimento Politecnico di Ingegneria e Architettura ha vinto, ex aequo con Adriana Miller dell’Università di Wroclaw in Polonia, il prestigioso premio internazionale “Fernando Pulidori”, giunto alla sua quindicesima edizione.

Il premio Pulidori viene assegnato nell’ambito dell’“International Symposium on Metal Complexes” (ISMEC2022) che quest’anno si è tenuto a Valencia in Spagna dal 5 all’8 giugno. I destinatari del premio sono brillanti studiosi under 30 che hanno pubblicato lavori di alto profilo scientifico nel campo della termodinamica e della cinetica di formazione di complessi di ioni metallici in soluzione nell’anno precedente al congresso. L’impatto di questo tipo di ricerche è vastissimo sia per l’ambiente, la biologia e medicina.

Martina Sanadar, classe ’93 che vive a Udine, ha recentemente conseguito il dottorato di ricerca con lode presso l’ateneo friulano, discutendo la tesi dal titolo “Highly luminescent Eu(III) complexes as probes for biomolecular sensing” e sta proseguendo le sue ricerche nel gruppo di ricerca coordinato dal professor Andrea Melchior, docente di Fondamenti Chimici delle Tecnologie, e suo supervisore nel dottorato. “L’applicazione di composti luminescenti a base di terre rare nella rilevazione di determinate molecole è molto attrattiva in quanto può essere al contempo selettiva e generare un’emissione luminosa isolabile da interferenze. Caratteristiche che li candidano come materiali utilizzabili in svariati ambiti applicativi tra i quali la biologia, medicina e sensoristica”, spiegano Sanadar e Melchior.

Proprio nel lavoro presentato al convegno, Sanadar ha dimostrato come sia possibile rilevare importanti bioanaliti presenti nei fluidi corporei, quali bicarbonato, albumina, lattato e citrato. “I composti utilizzati – racconta Sanadar – sono stati caratterizzati dal punto di vista della stabilità ed è stato definito il modo di rilevazione dei bioanaliti. Nel nostro caso specifico siamo riusciti a dimostrare una risposta specifica per il citrato da parte di un composto a base del lantanide europio. Un’ulteriore messa a punto potrebbe portare allo sviluppo di un kit diagnostico”.

Martina Sanadar, che si è laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche e Farmacia all’Università di Trieste, durante il dottorato ha trascorso dei periodi di ricerca in Italia, all’Università di Verona, e all’estero, al CNRS ad Orléans in Francia. Ad arricchire il profilo internazionale, è stata la partecipazione al progetto H2020-MSCA-RISE Recopharma, nell’ambito del quale ha collaborato con l’Università Autonoma di Barcellona e gli altri partner del consorzio di cui fa parte il nostro ateneo. I risultati della ricerca svolta durante il dottorato sono in parte già stati pubblicati in diversi articoli su riviste internazionali e presentati in numerose comunicazioni a convegni nazionali e internazionali. “Questo dimostra che le donne possono farsi valere anche nelle materie STEM se trovano un ambiente inclusivo, scevro da discriminazioni e pregiudizi — dice Valeria Filì, delegata del rettore per le pari opportunità e presidente del CUG – gli ostacoli alla presenza femminile nelle così dette scienze dure sono di ordine culturale ma i talenti sono egualmente distribuiti tra uomini e donne. Il successo di Martina Sanadar diventa uno stimolo per tante altre ragazze a mettersi in gioco senza paura di non essere all’altezza“.

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