I Carabinieri della Compagnia di Monfalcone, al termine di un’indagine della DDA di Trieste, hanno smantellato una rete dedicata all’immigrazione clandestina di cittadini cinesi. Nell’operazione sono state arrestate in flagranza sette persone (di cui sei passeur) e denunciati altri 30 soggetti che operavano tra la rotta balcanica e il resto d’Europa. Il sodalizio, che faceva entrare i migranti dai confini orientali, è stato disarticolato grazie a una complessa attività di pedinamento e sequestri.
La rotta: dal camion di Villesse ai treni per Trieste
L’inchiesta è nata nell’agosto 2025 da una segnalazione a Villesse, dove alcuni testimoni avevano notato dei migranti scendere da un camion montenegrino per salire su auto italiane. I militari hanno così ricostruito il sistema: i trafficanti lasciavano i mezzi a Monfalcone e raggiungevano Trieste in treno per prelevare i clandestini. Dopo il rientro in stazione a Monfalcone, i profughi venivano caricati su auto dirette verso basi logistiche in Veneto, per poi essere trasferiti a Prato o in altri Paesi UE con documenti falsi.
Furgoni con il doppio fondo e imbarchi a Venezia
Per contrastare i primi interventi dell’Arma, l’organizzazione ha più volte cambiato strategia, spostando i trasbordi in aree isolate tra le province di Gorizia e Udine. Durante i sequestri, i Carabinieri hanno scoperto veicoli modificati con doppi fondi artigianali creati per nascondere i passeggeri. Negli ultimi tempi, la banda scortava i migranti persino all’aeroporto di Venezia Tessera, tentando di farli imbarcare su voli di linea per la Spagna attraverso l’uso di documenti contraffatti.
Il blitz finale: in manette la boss “Mela”
A seguito della pressione investigativa nel Nord-Est, i vertici del sodalizio si erano trasferiti a Roma per cercare di far perdere le proprie tracce. Proprio nella Capitale, lo scorso febbraio, è scattato il blitz che ha portato all’arresto della presunta capa dell’organizzazione, nota come “Mela”: la donna è stata trovata in possesso di circa 20.000 euro in contanti e di numerosi documenti falsi. Il bilancio complessivo conta sette arresti e la denuncia di altri 30 tra membri del gruppo e cittadini cinesi irregolari.
