Trasformavano il loro appartamento in una base per lo spaccio di droga, tra coltivazione domestica e confezionamento delle sostanze. Per questo una giovane coppia è stata condannata dal tribunale di Udine al termine del rito abbreviato.
Protagonisti della vicenda sono un uomo di 29 anni e una donna di 22, residenti in un’abitazione di via Superiore, dove i carabinieri hanno scoperto un vero e proprio punto di produzione e distribuzione di stupefacenti. L’indagine era partita da una segnalazione che indicava un sospetto giro di ecstasy all’interno dell’appartamento.
Droga anche nella sedia a rotelle.
Arrivati sul posto, i militari dell’Arma sono stati insospettiti anche dal forte odore proveniente dall’abitazione, riconducibile alle piante di marijuana coltivate all’interno. La successiva perquisizione ha portato al ritrovamento di diverse sostanze stupefacenti, nascoste in vari punti della casa.
La droga era stata occultata in camera da letto, tra gli oggetti della cucina e persino all’interno della carrozzina utilizzata dal 29enne, affetto da paraplegia. Proprio nella sedia a rotelle i carabinieri hanno rinvenuto un involucro contenente circa 400 grammi di marijuana.
Nel complesso, nell’appartamento sono stati sequestrati oltre due chilogrammi di marijuana, insieme a quantità minori di hashish ed ecstasy. Gli investigatori hanno inoltre trovato strumenti ritenuti funzionali all’attività di spaccio, tra cui un bilancino di precisione e dispositivi per il confezionamento sottovuoto.
Il processo e le condanne
I due giovani sono stati processati con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Nei giorni scorsi il giudice per l’udienza preliminare ha emesso la sentenza: per il 29enne è stata disposta una condanna a due anni di reclusione, senza sospensione condizionale della pena, mentre per la 22enne è stato stabilito un anno di carcere con pena sospesa.
La linea difensiva e l’annuncio di appello
I legali della coppia hanno già annunciato ricorso in appello. In particolare, la difesa dell’uomo ha sostenuto che parte della marijuana fosse destinata a uso terapeutico, legato alle sue condizioni di salute, sottolineando come al momento dei fatti fosse privo di adeguata copertura medica.
