Spionaggio, terrorismo e riciclaggio di denaro: Abu Dhabi, Kuwait City, Doha e Manama intervengono contro le reti legate ai Pasdaran e a Hezbollah.
A pochi giorni dallo scoppio della guerra americano-israeliana contro l’Iran, sono iniziate nei Paesi del Golfo Arabo vaste operazioni per smantellare cellule “terroristiche” legate alle Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) e al gruppo libanese “Hezbollah” presenti sui loro territori.
Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrein e Qatar hanno annunciato separatamente l’arresto degli affiliati a queste cellule, alla luce del conflitto iraniano e dei continui attacchi ostili lanciati da Teheran contro le nazioni del Golfo. Le dichiarazioni diramate dai quattro Paesi rivelano come tali reti fossero impegnate in una varietà di attività illecite, tra cui spionaggio, riciclaggio di denaro e pianificazione di operazioni terroristiche.
Sorveglianza e spionaggio
Il 4 marzo, il Qatar ha annunciato lo smantellamento di due cellule legate alle Guardie della Rivoluzione iraniana e l’arresto di 10 persone, seguito dal Bahrein l’11 dello stesso mese con l’annuncio della cattura di un gruppo attivo nella sorveglianza e nello spionaggio di siti vitali.
Il Kuwait, invece, ha confermato il 18 marzo di aver smantellato una cellula e sventato attacchi terroristici pianificati da elementi di “Hezbollah”. La notizia è arrivata a pochi giorni da un annuncio simile relativo allo smantellamento di un’altra cellula del gruppo libanese composta da 16 persone (14 kuwaitiani e due libanesi), coinvolta in un piano ben organizzato per destabilizzare la sicurezza del Paese e minarne la sovranità.
Circa una settimana fa, l’Agenzia per la Sicurezza dello Stato degli Emirati Arabi Uniti ha comunicato di aver neutralizzato una rete terroristica finanziata e gestita dalle milizie libanesi di “Hezbollah” e dall’Iran. L’agenzia di stampa emiratina WAM ha riportato che “la rete operava all’interno del territorio nazionale sotto una fittizia copertura commerciale, cercando di infiltrarsi nell’economia nazionale e di attuare piani esterni per minacciare la stabilità finanziaria del Paese”.
Secondo le autorità emiratine, “questa rete, seguendo un piano strategico preimpostato con attori esterni, ha violato le normative economiche e legali per riciclare denaro, finanziare il terrorismo e minacciare la sicurezza degli EAU”. Abu Dhabi ha ribadito che “qualsiasi tentativo di sfruttare l’economia emiratina o le istituzioni civili per scopi terroristici o cospirativi sarà affrontato con estrema fermezza, e non sarà tollerata alcuna interferenza esterna che minacci la stabilità dello Stato, indipendentemente dalla sua origine o copertura”.
Il Kuwait è poi tornato ad annunciare ieri “l’arresto di sei persone legate a Hezbollah, accusate di pianificare operazioni di assassinio contro alte cariche dello Stato”. Il Ministero dell’Interno kuwaitiano ha dichiarato che “il Servizio di Sicurezza dello Stato, dopo accurate e prolungate operazioni di intelligence, è riuscito a sventare un complotto terroristico e ad arrestare una rete composta da cinque cittadini e un individuo apolide a cui era stata revocata la cittadinanza”.
Le forze di sicurezza kuwaitiane hanno inoltre precisato che “sono stati rintracciati e identificati 14 sospettati fuggiti all’estero: 5 cittadini, 5 apolidi privati della cittadinanza, due cittadini iraniani e due libanesi”. È stato confermato “il loro comprovato legame con l’organizzazione terroristica vietata di Hezbollah, poiché la rete pianificava omicidi mirati contro figure simbolo della leadership statale, oltre a reclutare nuovi individui per queste missioni”.
Gli imputati, le cui foto sono state pubblicate dal Ministero a corredo del comunicato, hanno confessato “le attività di spionaggio e l’affiliazione all’organizzazione terroristica”, ammettendo di essere pronti “a eseguire i compiti assegnati volti ad assassinare alti funzionari, avendo ricevuto un addestramento militare avanzato all’estero da parte di elementi di vertice dell’organizzazione stessa”.
Obiettivo: infrastrutture vitali
Commentando la serie di arresti avvenuti nel Golfo contro le reti estremiste pro-Iran, Ahmed Quraishi, giornalista esperto di sicurezza nazionale in Medio Oriente e Nord Africa, ha affermato: “I Paesi del Golfo Arabo, la Giordania, l’Azerbaigian e il Pakistan stanno smantellando le cellule dormienti iraniane presenti fin dagli anni ’80 e ’90, incluse sei reti scoperte dal 28 febbraio scorso in poi. Queste cellule affiliate alle Guardie della Rivoluzione hanno pianificato atti di sabotaggio e terrore, e né gli Stati Uniti né Israele c’entrano nulla in questa dinamica”.
Quraishi ricorda inoltre che “le Guardie della Rivoluzione iraniane puntano i loro missili contro il Kuwait dagli anni ’80. L’Iran tentò di assassinare l’Emiro del Kuwait nel 1985, molto prima dell’era di Donald Trump o Benjamin Netanyahu. Anche nel 2015 fu smantellata una grande cellula dormiente di Hezbollah pronta a colpire”.
L’esperto spiega che “dopo il 28 febbraio – data dell’inizio del recente conflitto – Azerbaigian, Kuwait, Qatar, Bahrein ed Emirati sono riusciti a fermare ben dodici cellule dormienti dei Pasdaran. I comunicati ufficiali indicano che tali gruppi stavano progettando attacchi contro infrastrutture critiche, come reti idriche e gasdotti”.
Quraishi aggiunge che “è forte il sospetto che l’attacco al consolato americano in Pakistan, insieme al brutale assassinio di due soldati pakistani arsi vivi da parte di milizie filo-iraniane nella prima settimana di guerra, siano stati orchestrati da queste stesse reti dormienti”.
Anche Hussain Abdul-Hussain, ricercatore presso la Foundation for Defense of Democracies (FDD), ha commentato la vicenda sulla piattaforma X: “Dopo il Kuwait, gli Emirati hanno smantellato una rete terroristica al servizio di Iran ed Hezbollah. Queste reti non si formano dall’oggi al domani, né come reazione impulsiva a una guerra con USA e Israele, ma richiedono decenni per essere costruite e coltivate. Il regime di Teheran nutre da sempre intenzioni ostili nei confronti dei suoi vicini del Golfo”.
Mappa delle alleanze e cambio di paradigma
Risulta evidente che l’attuale conflitto in Medio Oriente stia ridisegnando la scacchiera delle alleanze e smantellando molti vecchi paradigmi.
Le popolazioni arabe della regione, che per lungo tempo hanno ritenuto che la minaccia esistenziale ai loro Paesi provenisse da un’unica fonte, ovvero Israele, scoprono ora, dopo decenni, che la morte, l’aggressione e la distruzione arrivano loro direttamente da Teheran e non da Tel Aviv.
Per oltre quarant’anni, del resto, l’ideologia politico-religiosa che governa l’Iran ha sistematicamente considerato gli arabi sunniti come nemici ed eretici rispetto all’Islam, colpevoli semplicemente di non professare la medesima dottrina di Stato.
