Trentatré anni di servizio, una vita intera trascorsa tra quegli alambicchi. La comunità friulana piange Italo Carpi, l’operaio di 54 anni della distilleria Durbino Friulia di Passons di Pasian di Prato, morto martedì mattina all’interno di un serbatoio di alcol etilico.
Il profilo: una vita tra fabbrica e famiglia
Originario di Fagagna e residente da circa dieci anni a Tavagnacco, Carpi era considerato un pilastro dell’azienda, oggi parte del Gruppo Caffo. Entrato in distilleria poco più che ventenne, era un operaio di grande esperienza, descritto da chi lo conosceva come una persona generosa e un lavoratore estremamente diligente. Nonostante il trasferimento a Tavagnacco, il suo legame con Fagagna era rimasto forte: lì abitano le figlie e lì tornava sempre per gli amici di una vita. In paese lo ricordano anche per l’impegno nel sociale a sostegno della parrocchia.
Il precedente: nel 1985 la morte del titolare
La tragedia di Carpi richiama alla memoria un episodio avvenuto circa quarant’anni fa nello stesso sito produttivo di via delle Industrie, come riporta il Gazzettino. Nel 1985, infatti, la distilleria fu teatro di un dramma analogo: in quel caso a perdere la vita fu l’allora proprietario dello stabilimento, prima del passaggio dell’azienda al Gruppo Caffo.
Le indagini.
Il corpo dell’uomo è stato recuperato dai Vigili del Fuoco, intervenuti insieme ai Carabinieri e ai tecnici dello Spisal. Mentre l’area dell’incidente rimane sotto sequestro, la Procura ha già disposto l’autopsia, passaggio necessario per fare chiarezza sulla dinamica.
L’azienda ha espresso cordoglio alla famiglia, precisando tramite una nota ufficiale che, secondo i primi riscontri, la morte non sembrerebbe al momento attribuibile a un incidente. Ora si resta in attesa dei risultati delle verifiche e dell’esame autoptico per fare piena luce sulla tragedia. Messaggi di cordoglio sono arrivati anche dal mondo politico friulano.
