Presentato il disegno di legge per il ritorno delle province in Fvg: operative dal 1 gennaio 2027

L'assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti

Il disegno di legge che prevede la reintroduzione Province del Friuli Venezia Giulia è stato illustrato questa mattina in Consiglio regionale dall’assessore alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti, durante la riunione della II Commissione consiliare.

Il ddl 86, definisce i principi e le norme fondamentali del sistema Regione-Autonomie locali, istituisce le Province del Friuli Venezia Giulia e prevede la soppressione degli Enti di decentramento regionale, gli Edr, introdotti dalla legge regionale 21 del 2019.

Il ritorno di un ente vicino ai cittadini

“Con questo disegno di legge completiamo il percorso avviato nella scorsa legislatura per ricostruire un livello di governo territoriale vicino ai cittadini, riportando sul territorio funzioni oggi esercitate direttamente dalla Regione, restituendo così alle comunità locali la possibilità di individuare democraticamente i propri rappresentanti”, ha affermato Roberti illustrando il provvedimento.

Secondo l’assessore, la riforma rappresenta il completamento del percorso avviato con l’istituzione degli Edr, concepiti fin dall’origine come struttura transitoria destinata a evolvere nei nuovi enti di area vasta. La stesura del disegno di legge, ha evidenziato, è il risultato di un confronto con gli enti locali e con i portatori d’interesse. Una volta approvata la norma, le nuove Province diventeranno operative dal 1° gennaio 2027, con una fase di passaggio pensata per garantire la continuità amministrativa e il trasferimento ordinato di personale, risorse e funzioni.

Le competenze: scuole, strade e Casa dei Comuni

Abbiamo scelto un approccio pragmatico e responsabile”, ha spiegato Roberti, precisando che alle Province saranno attribuite da subito le funzioni oggi già svolte dagli Edr, “a partire dall’edilizia scolastica superiore e dalla viabilità ex provinciale, alle quali si aggiunge la nuova funzione della Casa dei Comuni”. Ulteriori competenze, ha aggiunto l’assessore, potranno essere trasferite con successivi provvedimenti di settore, valutando attentamente tempi, risorse e impatto sui servizi ai cittadini.

L’obiettivo della riforma è anche quello di rafforzare la rappresentanza dei territori”, ha aggiunto l’esponente della Giunta regionale. Con il ritorno delle Province, l’auspicio è che questi enti possano avere una propria presenza negli organi di amministrazione delle società pubbliche operanti nei rispettivi territori e chiamate a gestire servizi e funzioni riconducibili alle competenze provinciali.

Per Roberti si tratterebbe di “un elemento che consentirebbe di rafforzare ulteriormente il collegamento tra le comunità locali e i soggetti che erogano servizi strategici per cittadini e imprese”.

I costi della riforma

L’assessore ha chiarito che “non ci sarà alcun drenaggio di personale dagli enti locali perché assieme alle funzioni sarà trasferito alle nuove Province anche il personale ora assegnato agli uffici che svolgono tali funzioni”. Roberti ha inoltre sottolineato che la riforma non comporterà nuovi oneri per la collettività.

“Il costo complessivo delle nuove Province sarà pari a circa 105 milioni di euro all’anno, ma si tratta di spese che la Regione sostiene già oggi direttamente per l’esercizio delle medesime funzioni. Non vi sarà quindi alcun aggravio di costi per i cittadini, ma semplicemente una diversa organizzazione amministrativa che consentirà di avvicinare ulteriormente i servizi ai territori”, ha spiegato.

Organi politici e legge elettorale

Resta da definire la composizione degli organi politici, che sarà stabilita dalla legge elettorale. Roberti ha però precisato che la loro incidenza economica sarà contenuta.

Il costo massimo previsto è stato stimato in 1,3 milioni di euro annui, meno dell’uno per cento del costo complessivo del sistema provinciale”, ha concluso l’assessore, sottolineando come il dato, pur calcolato in eccesso, dimostri che la riforma punta a garantire “maggiore rappresentanza democratica, prossimità amministrativa ed efficacia nell’erogazione dei servizi”.