In Friuli Venezia Giulia mancano 15 pediatri di libera scelta. È quanto emerge dall’analisi della Fondazione Gimbe, che ha stimato il fabbisogno dei pediatri di famiglia nelle Regioni italiane prendendo come riferimento il rapporto ottimale previsto dall’ultimo Accordo Collettivo Nazionale: un pediatra ogni 850 assistiti.
Il dato regionale si inserisce in un quadro nazionale segnato da forti criticità. In tutta Italia, secondo Gimbe, mancano almeno 497 pediatri di libera scelta, con quasi l’80% delle carenze concentrate in Lombardia, Piemonte e Veneto. Il Friuli Venezia Giulia, pur non rientrando tra le situazioni più pesanti del Paese, presenta comunque un fabbisogno non coperto e una prospettiva che richiede attenzione, soprattutto in vista dei pensionamenti dei prossimi anni.
In regione 960 assistiti per ogni pediatra
Al 1° gennaio 2025, in Friuli Venezia Giulia il numero medio di assistiti per ogni pediatra di libera scelta è pari a 960 bambini e ragazzi. Si tratta di un valore superiore alla media nazionale, che si attesta a 917 assistiti per pediatra, ma ancora al di sotto del massimale senza deroghe, fissato a 1.000 assistiti.
Il dato, tuttavia, fotografa solo una media regionale e non esclude possibili difficoltà più marcate in alcuni territori, in particolare nelle aree periferiche, montane o meno densamente popolate, dove la distribuzione degli ambulatori può rendere più complicato per le famiglie trovare un pediatra disponibile.
Secondo la Fondazione Gimbe, infatti, il problema non riguarda solo il numero complessivo dei professionisti, ma anche la loro distribuzione sul territorio e la capacità del sistema di garantire una reale libertà di scelta alle famiglie.
Entro il 2029 pensionamento per 19 pediatri
A pesare sul futuro dell’assistenza pediatrica in Friuli Venezia Giulia c’è anche il tema del ricambio generazionale. Entro il 2029, 19 pediatri di libera scelta raggiungeranno l’età pensionabile di 70 anni.
Un numero significativo, se rapportato alla carenza già stimata oggi. Il rischio è che, senza un adeguato ingresso di nuovi professionisti, le difficoltà possano aumentare nei prossimi anni, con un ulteriore incremento del carico di lavoro per i pediatri in servizio.
A livello nazionale, il quadro è ancora più complesso: entro il 2029 andranno in pensione 1.547 pediatri di libera scelta. La Fondazione Gimbe sottolinea però che non è possibile sapere con certezza quanti nuovi specialisti in pediatria sceglieranno la carriera territoriale, invece di quella ospedaliera.
Più bambini seguiti dal pediatra rispetto alla media italiana
In Friuli Venezia Giulia resta elevata la quota di bambini e ragazzi tra i 6 e i 13 anni seguiti da un pediatra di libera scelta. La percentuale è pari all’88,2%, superiore alla media nazionale dell’82,9%.
Fino ai 6 anni, l’assistenza da parte del pediatra di famiglia è obbligatoria. Dai 6 ai 13 anni, invece, le famiglie possono scegliere tra pediatra e medico di medicina generale, in base alla disponibilità e alle esigenze del territorio. Il fatto che in Friuli Venezia Giulia una quota così alta di bambini continui a essere seguita dal pediatra conferma il ruolo centrale di questa figura nell’assistenza territoriale.
Allo stesso tempo, però, questa scelta contribuisce a mantenere elevato il numero di assistiti in carico ai pediatri, soprattutto in un contesto in cui anche la medicina generale registra difficoltà di organico.
La riforma e il nodo dell’assistenza fino a 18 anni
La bozza di riforma dell’assistenza primaria prevede un rafforzamento del ruolo dei pediatri di libera scelta nella rete territoriale e ipotizza l’estensione dell’assistenza pediatrica fino ai 18 anni. Una prospettiva che, secondo Gimbe, sarebbe difficilmente sostenibile senza un forte aumento del numero dei professionisti.
Per garantire l’assistenza a tutta la fascia 0-18 anni mantenendo il rapporto ottimale di un pediatra ogni 850 assistiti, servirebbero oggi oltre 3.500 pediatri in più a livello nazionale, oltre ai quasi 500 necessari per colmare le carenze già esistenti.
Il rischio, evidenzia la Fondazione, è che una riforma non accompagnata da risorse adeguate finisca per aumentare ulteriormente il carico sui pediatri, riducendo la qualità e l’accessibilità dell’assistenza, soprattutto per i bambini più piccoli e fragili.
