Una casa per imparare a vivere da soli: in Friuli le “palestre abitative” per ragazzi autistici

L'assessore regionale alla Salute, politiche sociali e disabilità Riccardo Riccardi

Il Friuli punta su un modello innovativo per sostenere e promuovere l’autonomia delle persone con disturbi di autismo e del neurosviluppo. L’obiettivo è superare la logica del semplice sussidio per investire in percorsi che portino a una reale qualità della vita.

L’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, ha confermato la programmazione delle risorse destinate a progetti che puntano tutto sull’indipendenza: “Si tratta di un passaggio importante che rafforza il nostro impegno verso progetti innovativi a favore delle persone con disturbi del neurosviluppo e dello spettro autistico, puntando su percorsi di autonomia e qualità della vita“.

Risorse per il territorio

Il piano prevede un investimento di 680mila euro, ripartiti equamente tra le tre aziende sanitarie della regione: Asufc, Asugi e Asfo riceveranno circa 227mila euro ciascuna. Questi fondi serviranno a finanziare le attività gestite dal terzo settore e dal privato sociale, dando continuità a iniziative sperimentali che mirano a coinvolgere attivamente le famiglie e i servizi del territorio nella costruzione di un futuro possibile per i ragazzi.

Come funzionano le palestre abitative

L’idea centrale è quella di creare contesti dove la disabilità non sia un limite alla partecipazione sociale. “Il cuore della progettualità – ha spiegato Riccardi – è rappresentato dalle cosiddette palestre abitative, un modello che supera una visione esclusivamente assistenzialistica e promuove invece percorsi personalizzati di autonomia. L’obiettivo è consentire alle persone con disabilità, comprese quelle con forme più complesse dello spettro autistico, di sperimentare concretamente l’abitare, sviluppando capacità e relazioni all’interno di contesti di vita il più possibile inclusivi”.

Case vere nel cuore delle città

Il progetto sperimentale, della durata di 12 mesi, si ispira ai principi della legge sul “Dopo di noi” e introduce formule di co-housing temporaneo e abitare collaborativo, costruite attraverso la collaborazione tra sistema sanitario, servizi sociali dei Comuni, terzo settore e famiglie.

Le unità abitative sono organizzate in modo da garantire un adeguato supporto educativo e assistenziale, con una presenza di operatori calibrata sui bisogni degli ospiti, e sono collocate prevalentemente in contesti urbani centrali per favorire l’integrazione con la vita della comunità.

“Rafforziamo un modello che mette al centro la persona e la sua possibilità di vivere pienamente la dimensione dell’abitare, non come semplice permanenza in una struttura ma come esperienza di relazione, autonomia e partecipazione alla comunità”, ha concluso Riccardi.