Conflitto in Medio Oriente: ai distributori i primi aumenti di benzina e diesel

L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, con attacchi che hanno coinvolto anche Paesi del Golfo e la chiusura dello Stretto di Hormuz, ha provocato uno shock immediato sui mercati petroliferi internazionali. Le tensioni geopolitiche nell’area stanno già producendo effetti concreti e i primi aumenti dei carburanti iniziano a farsi sentire anche ai distributori.

Secondo le elaborazioni del Centro Studi Figisc Confcommercio, basate sui dati delle contrattazioni energetiche internazionali, nelle prime sessanta ore dall’apertura dei mercati dopo il weekend segnato dal conflitto si è registrato un forte rialzo delle principali quotazioni energetiche.

Petrolio in forte rialzo sui mercati e primi aumenti già ai distributori

I dati mostrano una crescita estremamente rapida dei prezzi dell’energia. Il greggio Brent registra un aumento del 13,53%, mentre il gasolio segna un balzo ancora più marcato pari al 34,29%.

Il prezzo del Brent è passato in poche ore da circa 72,87 dollari al barile a oltre 82 dollari, mentre le quotazioni dei prodotti raffinati – in particolare il gasolio – hanno evidenziato oscillazioni ancora più accentuate nelle contrattazioni successive allo scoppio delle ostilità. Una dinamica che tende a trasferirsi rapidamente lungo tutta la filiera energetica. Nelle ultime ore, infatti, si stanno registrando i primi adeguamenti anche nei prezzi alla pompa, con diversi distributori che hanno già ritoccato al rialzo benzina e gasolio.

Bini: “Servono azioni coraggiose per riformare il mercato dell’energia”

L’assessore Bini alla quarta edizione di Open Dialogues for the Future a Udine

Proprio le ricadute economiche della crisi internazionale è stato uno dei temi trattati oggi anche dichiarato l’assessore regionale alle Attività produttive e al Turismo, Sergio Emidio Bini, a Udine durante l’apertura della quarta edizione di Open Dialogues for the Future.

“In uno scenario globale, segnato da un disordine permanente e da conflitti che minacciano la stabilità economica, l’Europa deve rispondere con determinazione e con una chiara scelta di campo atlantista. Da questa due giorni di riflessione e confronto emerge un messaggio inequivocabile: è il momento di azioni coraggiose per riformare il mercato dell’energia, difendere le produzioni interne e avviare nuovi corridoi commerciali, evitando divisioni e immobilismo”.

Intervenuto per i saluti istituzionali assieme al presidente della Cciaa Pordenone-Udine Giovanni Da Pozzo, al vicepresidente Michelangelo Agrusti, al presidente della Fondazione Friuli Bruno Malattia, al presidente di Unioncamere Andrea Prete e al sindaco di Udine Alberto Felice De Toni, Bini ha analizzato l’attuale crisi in Medio Oriente, definendola l’ennesimo “cigno nero” imprevisto con cui amministrazioni locali e imprese sono chiamate a fare i conti, con impatti rilevanti sui mercati e sulle catene di approvvigionamento.

“Il blocco dello stretto di Hormuz ha ricadute dirette sul prezzo dell’energia, penalizzando ulteriormente le nostre imprese che già scontano un gap competitivo inaccettabile“, ha avvertito l’assessore. I dati citati sono emblematici: le imprese italiane pagano l’elettricità l’87% in più rispetto alla Francia e il 70% in più rispetto alla Spagna.

Di fronte a queste sfide, l’assessore ha rivolto un appello affinché l’Europa abbandoni le proprie frammentazioni interne e mostri il coraggio di attuare riforme strutturali e politiche di difesa comuni, mantenendo al contempo saldi i rapporti strategici con gli Stati Uniti.

“Immaginare una riforma del mercato comune dell’energia – ha detto Bini – non è fantascienza, ma una necessità. Al tempo stesso, occorre dare la priorità assoluta alla difesa del nostro mercato interno, minacciato da pratiche sleali, esprimendo un’esplicita preferenza per i prodotti europei e un sostegno finanziario ai nostri settori strategici. È l’appello che anche i ministri delle imprese di Italia e Francia hanno rivolto soltanto due giorni fa alla Commissione europea: l’Europa deve difendere i propri interessi“.

Nonostante l’incertezza, Bini ha rivendicato la resilienza del sistema produttivo regionale, sottolineando come il Friuli Venezia Giulia sia parte attiva nella risposta a questi eventi, senza subirli. “Quello che raccogliamo oggi è il frutto di un grande gioco di squadra con le associazioni di categoria e gli stakeholder – ha affermato l’assessore – . Il Friuli Venezia Giulia non è uno spettatore, ma un protagonista pronto a vincere la sfida del futuro con serietà e competenza“.