Omicidio Gemona, madre e compagna rinviate a giudizio: il processo parte il 20 luglio

Si apre una nuova fase giudiziaria per il caso dell’omicidio di Alessandro Venier, il 35enne ucciso e fatto a pezzi a Gemona del Friuli il 25 luglio scorso. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Udine ha disposto il rinvio a giudizio per la madre della vittima, Lorena Venier, 62 anni, e per la compagna, Mailyn Castro Monsalvo, 31 anni. Lo riporta l’Ansa.

Le due donne dovranno rispondere di tutti i capi di imputazione contestati nell’inchiesta: omicidio volontario pluriaggravato, vilipendio e occultamento di cadavere. Il processo inizierà il 20 luglio in Corte d’Assise.

Il rinvio a giudizio e l’inizio del processo

La decisione segna l’avvio del procedimento che entrerà nel vivo nel corso dell’estate. Il primo appuntamento in aula è fissato per il 20 luglio, quando si aprirà ufficialmente il dibattimento in Corte d’Assise.

Come riporta l’Ansa, entrambe le imputate erano presenti all’udienza preliminare, un momento particolarmente delicato anche per un altro motivo: si sono riviste per la prima volta dopo quasi un anno, dall’ultimo incontro risalente alla convalida dell’arresto del 2 agosto scorso. Non ci sarebbero stati contatti tra le due durante l’udienza.

Le accuse: omicidio e occultamento del cadavere

Le imputazioni contestate sono pesanti. L’inchiesta riguarda l’omicidio di Alessandro Venier e i successivi atti di vilipendio e occultamento del corpo. Gli inquirenti contestano alle due donne di aver agito in concorso. Il caso, fin dalle prime fasi, ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica per la dinamica dei fatti e per i rapporti familiari tra le persone coinvolte.

Le mosse delle difese in aula

Nel corso dell’udienza sono emerse anche le prime strategie difensive. Gli avvocati della difesa di Mailyn Castro Monsalvo, Federica Tosel e Francesco De Carlo, hanno annunciato la richiesta di una perizia psichiatrica, motivata dalla presenza di nuovi elementi relativi allo stato psicologico dell’imputata.

Per quanto riguarda Lorena Venier, i legali Alice e Paolo Bevilacqua hanno invece presentato un’istanza per la modifica della misura cautelare, chiedendo la sostituzione del carcere con i domiciliari. Secondo quanto riferito, la donna avrebbe espresso il desiderio di sistemare l’abitazione per renderla più confortevole in vista della possibile presenza della nipote, la figlia della vittima e della compagna, che oggi ha circa un anno e mezzo. La decisione sulle richieste difensive verrà presa nei prossimi giorni.