La Regione prova a fermare la scomparsa dei negozi di vicinato: contributi anche per affitti e bollette

L'assessore regionale ale Attività produttive Sergio Emidio Bini

Fino a 30mila euro all’anno per sostenere le spese di un negozio: dall’affitto alle bollette, dagli stipendi ai tributi locali, fino ai costi per avviare una nuova attività. La Regione Friuli Venezia Giulia prepara un nuovo pacchetto di incentivi per sostenere il commercio di prossimità, con contributi destinati alle piccole e medie imprese e un’attenzione particolare ai centri storici, ai piccoli Comuni e alle zone dove i negozi stanno progressivamente scomparendo.

La Giunta regionale ha approvato in via preliminare il regolamento che definisce criteri e modalità per accedere agli aiuti, in attuazione del nuovo Codice regionale del commercio e del turismo. L’entrata in vigore è prevista dal 1° gennaio 2027.

“Con questo provvedimento mettiamo in campo il più importante intervento realizzato finora dalla Regione a sostegno del commercio di prossimità. Vogliamo aiutare concretamente quelle piccole attività che, oltre a rappresentare un presidio economico, svolgono un servizio essenziale per le comunità e contribuiscono a mantenere vivi i centri urbani e i territori più periferici”, ha dichiarato l’assessore regionale alle Attività produttive e Turismo, Sergio Emidio Bini.

Fino a 30mila euro per affitti, bollette e stipendi

Il contributo potrà raggiungere un massimo di 30mila euro per ciascun anno: fino a 20mila euro potranno essere destinati ai canoni di locazione e fino a 10mila euro alle altre spese ammissibili. La copertura arriverà al 60 per cento dei costi per gli affitti e al 50 per cento per le altre voci.

Tra le spese finanziabili rientrano le utenze, le retribuzioni del personale, i tributi locali, i servizi professionali, le assicurazioni e le attività di pubblicità, promozione e marketing. Sono previsti aiuti anche per gli investimenti necessari ad aprire o rilanciare un esercizio commerciale.

“Abbiamo costruito un sistema di incentivi ampio – ha spiegato Bini – che interviene sia nella fase di avvio dell’attività sia sui costi che maggiormente incidono sulla gestione quotidiana delle imprese. Parliamo di affitti, utenze, personale, tributi locali, servizi professionali, assicurazioni e promozione, ma anche di investimenti necessari per aprire o rilanciare un esercizio. Una particolare attenzione è riservata ai piccoli Comuni e alle aree nelle quali la presenza commerciale rischia progressivamente di indebolirsi”.

Sono previste inoltre premialità da 500 euro, cumulabili fino a un massimo di 1.500 euro. Potranno beneficiarne le cooperative di comunità che offrono servizi aggiuntivi, gli esercizi che aderiscono alle convenzioni di Carta famiglia e le imprese che applicano ai dipendenti i contratti collettivi sottoscritti dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative.

Centri storici e zone a rischio desertificazione commerciale

I contributi saranno rivolti alle micro, piccole e medie imprese che esercitano attività di vendita al dettaglio di vicinato. Le modalità di sostegno cambieranno in base alla localizzazione dei negozi.

Per gli esercizi situati nei centri storici sono previsti aiuti per l’avvio dell’attività, anche in caso di subentro attraverso il passaggio generazionale della proprietà. Potranno essere finanziate diverse spese, tra cui affitti, utenze, retribuzioni del personale, servizi professionali, assicurazioni e attività di pubblicità e marketing.

Nelle zone di indebolimento commerciale sono invece previste quattro forme di intervento: contributi in conto interessi sui finanziamenti destinati all’apertura di nuovi negozi, anche attraverso il passaggio generazionale; aiuti fino al 50 per cento delle spese per i tributi locali, tra cui Ilia, Tari e Canone unico patrimoniale; abbattimento dei canoni di locazione per un periodo massimo di due anni; contributi per le spese di gestione e funzionamento dell’attività.

Nei Comuni sotto i 5mila abitanti tutti i negozi potranno accedere

Una misura specifica riguarda i Comuni con una popolazione non superiore a 5mila abitanti. In questi territori gli esercizi di vicinato potranno accedere agli incentivi indipendentemente dalla loro ubicazione all’interno del Comune.

“Con questa scelta – ha aggiunto Bini – riconosciamo il valore sociale del negozio di vicinato. Nei centri più piccoli un’attività commerciale non è soltanto un’impresa: spesso rappresenta un punto di riferimento per i residenti, in particolare per le persone anziane e per chi ha maggiore difficoltà negli spostamenti. Preservare questi esercizi significa quindi contribuire anche alla qualità della vita e alla tenuta delle nostre comunità”.

Le zone di indebolimento commerciale saranno individuate dai Comuni e recepite nel Masterplan regionale del commercio, attualmente in fase di predisposizione. Per il 2027, in via transitoria, saranno definite attraverso una deliberazione della Giunta regionale sulla base delle schede trasmesse dalle amministrazioni comunali.