Il forte aumento dei contagi manda in crisi gli ospedali del Fvg: slittano operazioni e visite. Salgono le preoccupazioni

Le difficoltà degli ospedali Fvg a causa dei nuovi casi di Covid.

A Gorizia e nei plessi sanitari dell’area giuliano-isontina gestiti da Asugi la riorganizzazione è cominciata. È uno degli effetti del forte incremento di contagi da Covid maturato di recente in Friuli Venezia Giulia. E se oggi il governatore Massimiliano Fedriga ha messo nuovamente nel mirino i cortei “no Green Pass” di Trieste, che hanno allargato il focolaio a oltre 200 casi di coronavirus, gli ospedali regionali si trovano sotto pressione.

Le terapie intensive avrebbero già superato la prima soglia critica del 10% di pazienti Covid ricoverati. E così, con la riorganizzazione dei nosocomi, le operazioni non urgenti sono state bloccate e rinviate a data da destinarsi.

Le criticità a Udine.

E se a Trieste e Gorizia la situazione è complicata, a Udine le cose non vanno meglio. E le difficoltà sembrano non mancare, come evidenzia Mariagrazia Santoro, consigliera regionale del Pd. “Sentire che un ospedale come quello di Udine possa andare in crisi per accogliere dei pazienti Covid, tanto da non garantire un normale accesso alle visite specialistiche, è davvero preoccupante. Per le dimensioni e il livello del vasto complesso ospedaliero, e con due anni di esperienza di gestione Covid alle spalle, ci si aspetterebbe un’organizzazione in grado di dare risposte sia sul fronte Covid, sia per le visite e le attività programmate. Ma anche un indirizzo certo, da parte della Giunta regionale, per scongiurare l’allarme lanciato dal direttore di Asufc“.

Reparto di Medicina e sale operatorie chiusi.

Santoro ha chiesto lumi su accessibilità e tempi di attesa per le visite specialistiche. “Il fatto che l’attivazione di 28 posti letto Covid nel padiglione Scrosoppi porti alla chiusura dei reparti di Medicina e delle sale operatorie – aggiunge l’esponente dem – non è quello che ci si aspetterebbe. Soprattutto a fronte dell’esperienza acquisita e sapendo quanto le chiusure delle attività programmate pesino sulle liste di attesa, cresciute a dismisura in conseguenza delle prime ondate Covid e non ancora del tutto recuperate“.

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