Circa 190,5 milioni di euro in più nelle casse regionali, un aumento vicino all’8% della popolazione e della superficie del Friuli Venezia Giulia e una crescita del 7,5% del valore aggiunto. Sono le stime elaborate dalla fondazione Think Tank Nord Est per uno scenario in cui 11 Comuni veneti confinanti entrassero a far parte del Fvg.
Un’ipotesi ancora tutta da discutere, ma che riporta al centro le richieste di territori che si sentono più vicini al Friuli che al Veneto e denunciano disparità economiche e sociali legate al confine regionale.
La questione è stata affrontata dalla V Commissione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, presieduta da Diego Bernardis (Fedriga presidente), nel corso delle audizioni dei rappresentanti dei territori veneti interessati. All’incontro ha partecipato anche l’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti.
Cosa significherebbe per il Friuli Venezia Giulia
Secondo le elaborazioni della fondazione Think Tank Nord Est, l’eventuale passaggio dei Comuni comporterebbe per il Friuli Venezia Giulia un incremento demografico e della superficie vicino all’8%, accompagnato da una crescita del 7,5% del valore aggiunto.
Per le casse regionali la stima è di circa 172 milioni di euro in più dalla compartecipazione Irpef, pari a un aumento del 6,6%, e di altri 18,5 milioni dall’addizionale regionale, in crescita del 7,7%. La somma delle due voci raggiunge quindi circa 190,5 milioni di euro. A queste entrate si aggiungerebbero le quote relative a Iva e Ires, non quantificate nel dato riportato.
Per i Comuni e i cittadini oggi in Veneto, l’ingresso in una Regione a statuto speciale potrebbe tradursi in bilanci municipali più solidi, maggiori capacità di spesa e accesso a misure regionali come gli incentivi per i carburanti, i contributi per la prima casa e quelli per l’efficientamento energetico.
Lo studio ha messo a confronto diverse possibilità: mantenere la situazione attuale, promuovere accordi territoriali tra le Regioni oppure avviare un referendum comunale per il passaggio al Friuli Venezia Giulia.
Gli 11 Comuni veneti e i legami con il Friuli
Le audizioni sono state proposte dal consigliere regionale Markus Maurmair (Fratelli d’Italia) per portare all’attenzione del Consiglio le istanze di Annone Veneto, Cinto Caomaggiore, Concordia Sagittaria, Fossalta di Portogruaro, Gruaro, Portogruaro, Pramaggiore, San Michele al Tagliamento, San Stino di Livenza, Teglio Veneto e Caorle, che non era presente.
“Negli anni ho intercettato le difficoltà provenienti da questi territori, con i quali ci sono delle continuità: dall’amministrazione della giustizia di competenza del Tribunale di Pordenone alla comune diocesi di Concordia-Pordenone, dalla tutela della minoranza linguistica friulana alle collaborazioni nei servizi come il trasporto pubblico locale e il sistema idrico integrato”, ha spiegato Maurmair. “È opportuno che il Consiglio regionale del Fvg sia a conoscenza e rifletta sulla situazione, senza alcuna volontà di sollecitare prese di posizione“.
Per i sindaci, il confine amministrativo non rispecchia sempre i rapporti che si sono consolidati nel tempo tra le comunità. “Non è solo una questione di disparità per cittadini e imprese. Il mandamento di Portogruaro è in continuità territoriale con il Pordenonese, mentre Venezia è lontana. Bisogna che Stato e Regioni su questa partita si impegnino. Da questo momento in poi non si può tornare indietro”, ha affermato Giacomo Gasparotto, sindaco di Gruaro.
Luigi Toffolo, sindaco di Portogruaro, ha insistito sulle difficoltà vissute dalla popolazione: “Poniamo alla vostra attenzione una sofferenza che è prima dei cittadini, che degli amministratori. Tra il Portogruarese e il Pordenonese c’è un confine osmotico”.
Gianluca Falcomer, sindaco di Cinto Caomaggiore, ha ricordato che il suo Comune aveva già votato nel 2006 a favore del referendum per il passaggio al Fvg, con un iter poi arenatosi in Parlamento. “Di questa questione se ne parla dal 1946. C’è una fusione reciproca tra l’area di Portogruaro e il Pordenonese: dalla cultura, alla scuola, alla sanità e nei prossimi anni, causa anche l’inverno demografico, il rapporto diventerà ancora più forte e bisogna sfruttarlo. È con noi che il Fvg deve rapportarsi per guardare a cosa vuole fare da grande”.
Dal versante trevigiano, Arnaldo Pitton, sindaco di Meduna di Livenza, ha posto l’accento sulla perdita dei sostegni pubblici: “Sono venuti meno i sostegni pubblici che avevamo fino a qualche anno fa, c’è la voglia dei miei cittadini di passare al Fvg”.
Le posizioni politiche: accordi, aggregazione e dubbi
Tra i partecipanti al confronto c’erano anche due consiglieri regionali del Veneto. Rosanna Conte si è detta fiduciosa sulla possibilità di “trovare degli accordi economici tra le due Regioni per equilibrare le disuguaglianze, coordiniamoci”. Alessio Morosin ha invece sostenuto la necessità di “giocare una partita ad alto livello, unendo le realtà territoriali e creando una macroregione autonoma delle Venezie“.
Nel dibattito in Consiglio regionale sono emerse posizioni differenti sia sull’ipotesi di aggregazione sia sulle soluzioni per affrontare le difficoltà dei territori confinanti.
Maddalena Spagnolo (Futuro nazionale) ha sottolineato “l’importanza del dialogo tra Fvg e Veneto per affrontare le criticità dei territori vicini, accomunati da storia, cultura e tradizioni”. Ha poi richiamato il tema della sicurezza idraulica e della messa in sicurezza del Tagliamento, definita una priorità che richiede un impegno condiviso: “Non possiamo continuare a rimandare un problema che mette a rischio l’incolumità dei cittadini. Occorre lavorare insieme per individuare soluzioni concrete e tempi certi di intervento”.
Rosaria Capozzi (Movimento 5 Stelle), pur dichiarandosi “non contraria a priori all’ipotesi di aggregazione“, ha espresso perplessità sulle possibili conseguenze per il sistema sanitario del Friuli occidentale, già alle prese con una significativa carenza di medici di medicina generale. La consigliera ha inoltre invitato ad “approfondire l’effettiva volontà delle popolazioni coinvolte, ricordando che il cambiamento di appartenenza regionale non rappresenta soltanto una questione amministrativa, ma investe anche la storia e l’identità delle comunità”.
Serena Pellegrino (Alleanza Verdi e Sinistra) ha invitato a riflettere “sulle conseguenze dell’autonomia differenziata e sul ruolo della Città metropolitana di Venezia nella distribuzione delle risorse”, chiedendosi se “quest’ultima finisca per penalizzare i Comuni periferici a vantaggio del capoluogo”.
Massimo Moretuzzo (Patto per l’Autonomia-Civica Fvg) ha riconosciuto “la legittimità delle rivendicazioni avanzate dai Comuni“, confermando la “disponibilità a sostenere il percorso”, ma prendendo “le distanze dall’ipotesi di una Regione delle due Venezie”.
Laura Fasiolo (Partito democratico), richiamando l’articolo 132 della Costituzione, ha sottolineato “l’importanza di rispettare la volontà popolare, pur nella consapevolezza della complessità e dei tempi necessari per il percorso istituzionale”.
Enrico Bullian (Casa civica) ha proposto di distinguere gli obiettivi di lungo periodo dalle soluzioni realizzabili nel medio periodo. Ha evidenziato “le difficoltà amministrative e istituzionali legate al passaggio dei Comuni da una Regione all’altra” e indicato come alternativa più praticabile “un’iniziativa istituzionale condivisa per individuare strumenti analoghi al fondo per i Comuni confinanti, così da dare risposte concrete alle esigenze dei territori”.
Roberti richiama il precedente di Sappada
A chiudere il confronto è stato l‘assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, che ha ricordato le difficoltà amministrative affrontate da Sappada nel passaggio al Friuli Venezia Giulia nel 2017, pur a fronte di risultati positivi per i cittadini.
Roberti ha invitato a “non sottovalutare le sensibilità culturali e identitarie della regione“, auspicando che le audizioni possano favorire un dialogo più stretto con il Veneto.

