Centrale di Krško, il Friuli diviso: investire nel nucleare sloveno o puntare sulle rinnovabili

Il dibattito sul futuro energetico del Friuli Venezia Giulia torna ad accendersi attorno alla centrale nucleare slovena di Krško e all’ipotesi di un coinvolgimento della Regione nel progetto di un secondo reattore. Un confronto che vede contrapporsi visioni differenti all’interno della politica regionale e del mondo economico, mentre sullo sfondo resta la necessità di garantire sicurezza energetica, competitività delle imprese e sostenibilità ambientale.

Ad alimentare la discussione è stato l’incontro “Transizione. Energia, la crescita oltre le incertezze”, organizzato dal gruppo editoriale Nem a Trieste.

Scoccimarro: “Serve pragmatismo, non ideologia”

Per l’assessore, la transizione energetica deve essere affrontata con un approccio scientifico e pragmatico, evitando contrapposizioni ideologiche. Entrando nel merito del possibile raddoppio della centrale di Krško, Scoccimarro ha ribadito di non essere contrario al nucleare di nuova generazione, ma ha evidenziato come il sito sloveno presenti una criticità non trascurabile.

All’inizio del Novecento in quell’area si verificò un terremoto paragonabile a quello del Friuli del 1976. Il rischio sismico è documentato da decenni di studi scientifici”, ha sottolineato, spiegando che le scelte strategiche devono essere assunte sulla base delle evidenze tecniche e del parere degli esperti.

Secondo l’assessore, inoltre, l’eventuale partecipazione regionale al raddoppio dell’impianto richiederebbe investimenti molto consistenti e tempi di realizzazione stimati tra sette e dieci anni, senza la garanzia di un beneficio diretto sulle bollette, poiché il prezzo dell’energia elettrica continua a essere legato a quello del gas attraverso il meccanismo europeo del prezzo marginale.

Per questo la Regione guarda con maggiore interesse ai piccoli reattori modulari (SMR), considerati più rapidi da realizzare e più flessibili rispetto alle grandi centrali tradizionali. Parallelamente, Scoccimarro ha indicato come priorità strategiche lo sviluppo dell’idrogeno – attraverso il progetto della Valle dell’Idrogeno del Nord Adriatico – il rafforzamento della produzione idroelettrica con il ritorno al controllo pubblico delle concessioni attraverso FVG Energia e il sostegno al fotovoltaico mediante contributi regionali.

Fedriga e Paoletti: valutare ogni opportunità

Sul fronte della maggioranza, il presidente della Regione Massimiliano Fedriga mantiene una posizione prudente ma aperta.Krško c’è e rimane“, ha dichiarato, aggiungendo che “vale la pena valutare tutte le possibilità che possano agevolare il sistema produttivo e le famiglie del Friuli Venezia Giulia sul fronte energetico”.

Sulla stessa linea il presidente della Camera di Commercio Venezia Giulia Antonio Paoletti, che sostiene l’ipotesi avanzata dal presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti di valutare un coinvolgimento del sistema regionale nello sviluppo dell’impianto sloveno. Secondo Paoletti, una partecipazione potrebbe contribuire a garantire approvvigionamenti energetici più stabili e ridurre la dipendenza dalle tensioni geopolitiche, aprendo nel tempo anche alla prospettiva del nucleare di nuova generazione e dei piccoli reattori modulari.

Le opposizioni: “No a investimenti pubblici nel nucleare”

Di segno opposto la posizione delle opposizioni. La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Rosaria Capozzi esprime una netta contrarietà all’ipotesi che il Friuli Venezia Giulia entri nella compagine societaria della centrale slovena. Per Capozzi le risorse pubbliche dovrebbero essere destinate all’efficienza energetica, alle fonti rinnovabili, ai sistemi di accumulo e alle reti intelligenti, evitando di finanziare direttamente un’infrastruttura nucleare estera.

La consigliera sottolinea inoltre che la contrarietà non deriva soltanto dalla localizzazione dell’impianto in un’area sismicamente attiva, ma anche dai costi elevati, dai lunghi tempi di realizzazione e dai dubbi sull’efficacia del nucleare come risposta alle esigenze energetiche immediate di cittadini e imprese.

Patto per l’Autonomia: “Il nucleare non risponde alle sfide di oggi”

Critica anche la posizione di Patto per l’Autonomia-Civica FVG. I consiglieri Giulia Massolino e Massimo Moretuzzo ricordano come nella precedente legislatura il Consiglio regionale avesse approvato all’unanimità una mozione contraria al raddoppio della centrale di Krško e chiedono alla Giunta di rispettare quell’impegno.

Secondo i due esponenti autonomisti, i grandi progetti nucleari europei dimostrano come tempi e costi siano sistematicamente superiori alle previsioni iniziali, citando i casi di Flamanville in Francia e Hinkley Point nel Regno Unito.

Massolino e Moretuzzo contestano inoltre le dichiarazioni di chi minimizza il rischio sismico dell’area di Krško, definendole in contrasto con le conoscenze scientifiche disponibili, e criticano anche l’idea che i referendum sul nucleare rappresentino un ostacolo, giudicando tali affermazioni incompatibili con un corretto confronto democratico.

Per gli autonomisti la vera priorità dovrebbe essere accelerare su efficienza energetica, comunità energetiche, reti intelligenti, accumuli e fonti rinnovabili, tecnologie già disponibili e capaci di ridurre in tempi brevi la dipendenza dai combustibili fossili.

Un confronto destinato a proseguire

Il confronto sul nucleare si inserisce in un dibattito più ampio sul futuro energetico del Friuli Venezia Giulia. Da una parte vi è chi considera necessario valutare anche l’opzione nucleare, in particolare attraverso nuove tecnologie e possibili accordi con la vicina Slovenia, per garantire competitività al sistema produttivo.

Dall’altra, le opposizioni ritengono che investire nel nucleare significhi destinare ingenti risorse a una tecnologia dai tempi lunghi e dai costi elevati, sottraendo fondi allo sviluppo delle energie rinnovabili e dell’autonomia energetica del territorio.

Il tema, anche alla luce delle prospettive di ampliamento della centrale di Krško e delle future scelte del Governo sul ritorno del nucleare in Italia, è destinato a rimanere al centro del dibattito politico regionale nei prossimi mesi.