Caso Regeni, Meloni: “Vogliamo la verità”, ma niente rottura con l’Egitto

Dopo la sentenza sul caso di Giulio Regeni, il governo italiano conferma la volontà di proseguire nella ricerca della verità ma esclude, almeno per ora, una rottura dei rapporti con l’Egitto. A ribadirlo è stata Giorgia Meloni da Praga, mentre le dichiarazioni di Antonio Tajani sul verdetto hanno aperto un confronto politico molto duro in Italia.

La Corte d’Assise di Roma ha condannato a dieci anni tre dei quattro agenti dei servizi egiziani imputati per il sequestro di Regeni. Il quarto imputato è stato assolto. La sentenza non è definitiva e le difese dei tre condannati hanno annunciato l’intenzione di ricorrere in Appello.

Meloni: “Verità e giustizia”

“Voglio ribadire la mia vicinanza alla famiglia di Giulio Regeni, alla loro richiesta che è anche la nostra di verità e giustizia“, ha detto Meloni parlando a Praga con il primo ministro della Repubblica Ceca.

La presidente del Consiglio ha ricordato che lo Stato italiano è parte civile nel processo e ha assicurato che il governo resta determinato a cercare la verità sulla vicenda. Ha quindi sottolineato che la sentenza non è ancora passata in giudicato e che le iniziative dovranno essere assunte “nei modi e nei tempi in cui sarà necessario farlo”.

Il punto centrale della posizione di Meloni riguarda però i rapporti con il Cairo. “Noi abbiamo utilizzato anche i canali politici e diplomatici con il Cairo”, ha spiegato la premier, aggiungendo di avere “un po’ il dubbio che chiudendo quei canali noi ci avviciniamo ai nostri obiettivi piuttosto che allontanarci da quegli obiettivi”.

Le parole di Tajani dopo la sentenza

La posizione della premier arriva dopo le dichiarazioni di Antonio Tajani che, nelle ore successive al verdetto, avevano provocato la reazione delle opposizioni.

Il ministro degli Esteri aveva sottolineato che la sentenza riguardava tre persone e non l’Egitto, ricordando inoltre che si tratta di una decisione di primo grado. Il giorno successivo ha precisato la propria posizione: “Vogliamo scoprire chi sono gli assassini di Giulio Regeni”, ha detto, definendo il verdetto una “sentenza limitata” perché, a suo giudizio, non individua chi ha ucciso il ricercatore.

Tajani ha anche rivendicato la linea della diplomazia e della discrezione nei rapporti con il Cairo: “Vale più l’azione diplomatica che il clamore”, ha affermato, sostenendo che il governo non abbia mai rinunciato a chiedere alle autorità egiziane di fare luce sulla vicenda. Ha inoltre ricordato che lo Stato italiano è parte civile nel processo e che il governo intende rispettare la decisione della magistratura.

Le sue parole hanno provocato la reazione delle opposizioni, che hanno chiesto al ministro di riferire in Parlamento e contestato l’impostazione scelta dal governo nei rapporti con l’Egitto. La famiglia Regeni, attraverso la legale Alessandra Ballerini, ha invece chiesto dopo la sentenza un cambio di linea nei confronti del Cairo, arrivando a sollecitare la rottura dei rapporti con l’Egitto.