Giulio Regeni, arriva la sentenza: condannati tre 007 egiziani, uno assolto

La Corte d’Assise di Roma ha condannato tre 007 egiziani per il sequestro di Giulio Regeni, mentre è caduta l’accusa di omicidio. Il quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è stato invece assolto.

Condannati il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, per il quale la Procura aveva chiesto l’ergastolo, e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed. I quattro imputati sono irreperibili. La sentenza è arrivata attorno alle 18.21 di oggi lunedì 28 settembre, dopo che i giudici della Corte d’Assise erano entrati in camera di consiglio attorno alle 10 per decidere sulle richieste della Procura di Roma.

Le richieste della Procura

Nel corso della requisitoria, il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco aveva chiesto l’ergastolo per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e 17 anni e sei mesi di reclusione per gli altri tre imputati: Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Tareq Sabyr.

L’accusa aveva ricostruito nel corso del processo gli elementi ritenuti utili a sostenere le responsabilità degli imputati nel sequestro di Regeni, richiamando la documentazione acquisita, le testimonianze, gli accertamenti tecnici e scientifici e gli altri riscontri raccolti durante il dibattimento. I giudici hanno però fatto cadere l’accusa di omicidio, pronunciandosi per la condanna dei tre imputati limitatamente al sequestro.

La scomparsa e il ritrovamento

Il ricercatore friulano Giulio Regeni, 28 anni, scomparve dal Cairo il 25 gennaio 2016. Il suo corpo senza vita fu ritrovato il 3 febbraio successivo, con segni di tortura.

Da allora la famiglia ha portato avanti una lunga battaglia per arrivare alla verità e alla giustizia, anche attraverso un procedimento giudiziario reso particolarmente complesso dall’assenza degli imputati.

Ad attendere la sentenza c’era anche la famiglia Regeni, accompagnata dall’avvocata Alessandra Ballerini. La legale ha ricordato gli anni di difficoltà affrontati per arrivare al processo e ha ringraziato le persone che hanno sostenuto la famiglia, dalla cosiddetta “scorta mediatica” al “popolo giallo”.

Ballerini ha sottolineato l’importanza di essere arrivati a una sentenza dopo un percorso che, soprattutto nei primi anni, appariva difficile da realizzare in Italia. Ha inoltre sostenuto che le autorità egiziane avessero cercato in più occasioni di impedire o rallentare il procedimento, ricordando la determinazione dei genitori di Giulio Regeni nella loro lunga battaglia.