Siccità sempre più grave in Friuli Venezia Giulia, la Regione chiede lo stato d’emergenza

Siccità sempre più grave in Friuli Venezia Giulia, la Regione chiede lo stato d’emergenza

L’acqua continua a diminuire e, con le previsioni che non annunciano piogge sufficienti a invertire la tendenza, il Friuli Venezia Giulia entra in una fase ancora più delicata dell’allarme siccità. La situazione ha spinto la Regione a muoversi verso Roma, per chiedere lo stato di emergenza.

La Regione chiede lo stato di emergenza

L’Osservatorio permanente dell’Autorità di bacino distrettuale delle Alpi orientali ha innalzato da medio ad alto il livello di severità idrica in Friuli Venezia Giulia. Una decisione che permette alla Regione di chiedere al Dipartimento nazionale della Protezione civile la dichiarazione dello stato di emergenza, come già avvenuto durante la grave siccità del 2022. A confermarlo è stato l’assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi. Le difficoltà, ha spiegato, non riguardano più soltanto la montagna, dove è già stato dichiarato lo stato di emergenza regionale, ma interessano ormai una parte consistente del territorio.

Particolare attenzione viene riservata alle criticità dei pozzi nel Pordenonese e alle condizioni di Tagliamento e Isonzo, dove le portate molto ridotte rischiano di creare ulteriori problemi soprattutto al settore agricolo. Con l’aumento del livello di severità scatterà anche un’ulteriore stretta sull’utilizzo dell’acqua. Le derivazioni destinate all’irrigazione, che erano già state ridotte del 25% rispetto alla portata massima concessa, dovranno scendere mediamente del 35%.

Ai consorzi sarà inoltre richiesto di predisporre specifici piani per affrontare la siccità, mentre le Regioni potranno intervenire temporaneamente sui prelievi dalle falde destinati agli usi considerati non prioritari. Tra le indicazioni c’è anche quella di promuovere un censimento dei pozzi domestici. Già dopo la riunione dell’Osservatorio dello scorso 15 luglio la Regione aveva invitato Comuni e gestori del servizio idrico ad avvisare la popolazione e a introdurre, dove necessario, misure per contenere i consumi.

Il Lumiei vicino al minimo storico

Uno dei segnali più preoccupanti arriva dall’Alto Friuli. La riserva idrica del serbatoio del Lumiei è ormai prossima al minimo storico, mentre le disponibilità nei bacini del Livenza e del Tagliamento rimangono in forte deficit.

Una situazione diversa si registra negli invasi del Cellina e del Meduna, dove le scorte disponibili dovrebbero ancora consentire di arrivare alla conclusione della stagione irrigua. Anche le falde mostrano condizioni di severità elevata, pur senza raggiungere per il momento i livelli registrati durante l’emergenza del 2022.

Sorgenti asciutte e autobotti in montagna

Le conseguenze della prolungata assenza di precipitazioni sono particolarmente visibili nelle zone montane, dove diverse sorgenti si sono prosciugate o hanno drasticamente ridotto la loro portata. In alcuni territori il rifornimento degli acquedotti viene già garantito attraverso autobotti e collegamenti di emergenza tra le reti idriche, interventi che finora hanno permesso di limitare i disagi per la popolazione.

Al momento non desta invece particolare preoccupazione il fenomeno del cuneo salino, cioè la risalita dell’acqua marina verso l’interno attraverso i corsi d’acqua.

Una condotta da circa 100 milioni per il Tagliamento

Tra gli interventi considerati strategici figura anche il collegamento tra il canale Sade e il sistema derivatorio Ledra-Tagliamento. L’opera, già inserita nel Piano nazionale degli interventi infrastrutturali per la sicurezza nel settore idrico e autorizzata, permetterebbe di recuperare parte della portata proveniente dalla centrale di Somplago e di migliorare la gestione delle crisi idriche nel bacino del Tagliamento.

Il costo stimato dell’intervento si aggira attorno ai 100 milioni di euro e l’Autorità di bacino sollecita il finanziamento da parte del Ministero. A rendere ancora più complesso il quadro sono le previsioni meteorologiche delle prossime settimane, che al momento non indicano precipitazioni tali da garantire un significativo recupero delle riserve. L’agricoltura potrebbe però beneficiare almeno in parte dell’avvicinarsi della conclusione di diversi cicli produttivi, con alcune vendemmie previste già dopo Ferragosto.