Tavolate a numero chiuso all’interno dei ristoranti, il malumore in Fvg: “Una norma incomprensibile”

Le tavolate a numero chiuso nei ristoranti in Fvg.

Nessun limite di commensali per le tavolate all’aperto, limitazioni per quelle all’interno dei locali. Queste ultime sarebbero a numero chiuso, con massimo 6 persone sedute attorno allo stesso tavolo. È la sintesi del confronto tra governo e Regioni: domani il ministro alla Salute, Roberto Speranza, dovrebbe firmare un’ordinanza ad hoc con le norme da seguire.

In Friuli Venezia Giulia, però, più di qualche ristoratore storce il naso all’idea di limitare i posti al chiuso, tanto più dopo il passaggio della regione in zona bianca. È così per Andrea Ivan Uanetto, patron del ristorante Da Nando di Mortegliano: “Penso che la competenza di quanti si debbano sedere al tavolo se la debbano arrogare questi politici, non noi operatori. Ironia? No, il mio è proprio livore“.

L’imprenditore non fa nulla per nascondere il suo malumore, e a poco serve la considerazione che questa misura dovrebbe durare soltanto fino al 21 giugno: “Noi tiriamo avanti finché possiamo, dopodiché porteremo le chiavi a chi di dovere, per lasciare spazio a chi è più bravo – aggiunge -. Il passaggio in zona bianca dà più serenità, ma non risolve i problemi. Mancano gli stranieri, i matrimoni e gli altri eventi. Le difficoltà ci sono e – conclude Uanetto – le patiamo noi, non chi è in città che ha dinamiche differenti”.

Non concorda con la decisione nemmeno Lorenzo Gerometta, uno dei soci della storica Trattoria Da Modesto di Tolmezzo: “Siamo usciti da un periodo di chiusura, quindi tutto va bene, ma trovo la norma sul numero dei commensali alquanto discutibile – sottolinea -. Basterebbe usare il buon senso: a prescindere dal numero dei commensali, ogni persona si troverà sempre in mezzo ad altre due. Che le tavolate siano da 4 o da 8, non cambia nulla. Come sempre, si fanno le cose e poi si devono aggiustare. Certo, noi ci atterremo alle regole”.

Ben magra la consolazione che, dal 21 giugno, le norme potrebbero cambiare: “Intanto il tempo passa – conclude Gerometta – e le perdite continuano a essere importanti. In montagna, finora, lavorare all’aperto è stato complicato, se non impossibile”.

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