Tre anni dalla Carta di Lorenzo: “Serve cultura della sicurezza: sia insegnata a scuola come materia”

Il governatore Fedriga all'evento "La carta di Lorenzo - A scuola di sicurezza" a Trieste

Tre anni dalla firma della Carta di Lorenzo, la proposta di inserire la sicurezza sul lavoro come materia a scuola.

Trasformare la prevenzione e la sicurezza sul lavoro da obbligo burocratico a valore identitario, partendo dai banchi di scuola: è questo il messaggio emerso oggi a Trieste, presso l’aula magna dell’Istituto tecnico statale “Alessandro Volta”, in occasione del terzo anniversario della Carta di Lorenzo. L’evento ha visto riuniti la famiglia di Lorenzo Parelli, il governatore Massimiliano Fedriga, l’assessore Alessia Rosolen e il presidente di Confindustria Udine Luigino Pozzo, per ribadire che la protezione della vita umana deve diventare un pilastro della formazione delle nuove generazioni.

Fedriga: superare la dimensione formale delle norme

Il governatore Massimiliano Fedriga ha sottolineato come in questi tre anni la Carta di Lorenzo abbia attivato azioni concrete che superano il semplice nozionismo. Secondo il governatore, la sicurezza non può limitarsi a un elenco di regole, ma deve nascere da un coinvolgimento collettivo che eviti i drammi che ogni anno colpiscono migliaia di persone. “L’obiettivo finale – ha dichiarato Fedriga – è quello di superare la dimensione formale delle norme per costruire un futuro in cui la salvaguardia della vita umana sia parte integrante dell’identità professionale di ognuno”. In questa visione, la scuola diventa il fulcro del cambiamento dove la prudenza si trasforma in uno strumento vitale.

La proposta di Pozzo: valutazione formale in pagella

Il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo, ha rilanciato la sfida definendo il documento come il “Grande Progetto di Lorenzo”. Pozzo ha presentato una proposta strutturale per incidere sulla mentalità degli studenti: inserire la sicurezza come materia di studio obbligatoria. “La proposta è chiara: la sicurezza deve diventare materia di studio nelle scuole medie e superiori, al pari delle altre discipline fondamentali, con una valutazione formale”, ha sottolineato il presidente. L’obiettivo è far sì che la prevenzione diventi un valore interiorizzato che accompagni i giovani per tutta la loro vita lavorativa e personale, trasformando la sicurezza da obbligo normativo a valore culturale diffuso.

Tecnologia e dignità: pilastri per la competitività

Accanto alla cultura della sicurezza, il presidente Pozzo ha indicato nella tecnologia uno strumento decisivo, citando il progetto “Safety by Technology” volto ad avvicinare i ragazzi alle soluzioni innovative che prevengono gli infortuni. L’assessore regionale al Lavoro, Alessia Rosolen, ha espresso soddisfazione per come la Carta si sia tradotta in un movimento corale, evidenziando che la protezione dei lavoratori non è un peso burocratico, ma un linguaggio universale di dignità e un pilastro per la competitività delle imprese. L’impegno comune è trasformare la prevenzione in una certezza quotidiana, garantendo il diritto imprescindibile di tornare a casa dal luogo di lavoro.

L’appello della famiglia contro le abitudini sbagliate

In chiusura dell’evento, che ha visto anche la partecipazione dell’attrice Ambra Angiolini e diverse riflessioni scientifiche, i familiari di Lorenzo Parelli si sono rivolti direttamente agli studenti presenti in aula. Il loro auspicio è che l’energia dei giovani possa fungere da antidoto contro le consuetudini sbagliate che spesso si annidano nei contesti produttivi. La sicurezza, hanno ribadito con forza, non deve essere vista come un optional, ma come il mezzo fondamentale per permettere a ogni persona di esprimere appieno il proprio valore professionale in totale protezione.