Seicentomila euro per finanziare nuovi progetti sociali e assistenziali nelle province di Udine e Pordenone. La Fondazione Friuli ha presentato a Udine la nona edizione del Bando Welfare, che per il 2026 punta su inclusione, prevenzione e nuove forme di autonomia, con sette linee di intervento dedicate a famiglie, giovani, anziani e persone con disabilità.
Dal 2018 al 2025 il bando ha già sostenuto 412 progetti, mettendo a disposizione complessivamente 4,6 milioni di euro. Le iniziative finanziate hanno generato ricadute sul territorio per quasi 20 milioni di euro.
Dalla domotica agli spazi per i giovani
Tra gli interventi che potranno essere finanziati ci sono quelli per favorire la vita indipendente e l’autonomia abitativa, anche attraverso l’adeguamento delle abitazioni e l’utilizzo di soluzioni domotiche e tecnologiche.
Il bando guarda anche all’inclusione digitale, con laboratori intergenerazionali nei quali giovani e anziani possano scambiarsi competenze. Altre linee riguardano il contrasto alla solitudine degli anziani, la prevenzione del decadimento cognitivo e il sostegno ai caregiver.
Una parte delle risorse sarà destinata inoltre ai percorsi di inserimento socio-lavorativo per persone con disabilità o in condizioni di forte marginalità, attraverso tirocini e tutoraggi. Previsti anche progetti contro lo stigma sociale, nuovi o riqualificati centri di aggregazione giovanile gratuiti e non performativi e sportelli di ascolto informali per intercettare precocemente i bisogni di giovani e famiglie.
“Con il Bando Welfare 2026 vogliamo stimolare risposte innovative e di sistema, capaci di coniugare tecnologia, inclusione e prevenzione: dalla domotica per la vita indipendente alla creazione di spazi di aggregazione per i nostri giovani”, ha spiegato il presidente della Fondazione Friuli Bruno Malattia.
Fino a 20mila euro per ogni progetto
Ogni iniziativa potrà ottenere un contributo fino al 70 per cento dei costi preventivati, con un tetto massimo di 20mila euro. Le attività dovranno avere una durata massima di dodici mesi.
Possono partecipare Aziende sanitarie, Comuni, Asp e altri enti pubblici del territorio, insieme agli enti del Terzo settore e alle realtà private senza scopo di lucro che operano negli ambiti previsti dal bando. È possibile presentare i progetti singolarmente oppure attraverso partenariati tra pubblico e privato. Le domande dovranno essere presentate esclusivamente online attraverso il portale della Fondazione Friuli.
Dal food truck alla formazione: due progetti finanziati negli anni scorsi
Durante la presentazione sono state raccontate anche due esperienze sostenute nelle precedenti edizioni, entrambe legate all’inserimento lavorativo di persone con disabilità o in condizioni di fragilità. Hattiva Lab di Udine ha utilizzato il contributo della Fondazione per realizzare “Bustorto”, un food truck pensato anche come luogo di lavoro e strumento per creare percorsi di autonomia.
“Il food truck, che abbiamo chiamato ‘Bustorto’, non è semplicemente un mezzo attrezzato: è un luogo di lavoro che si muove sul territorio, incontra le persone e rende visibili capacità che troppo spesso rischiano di rimanere nascoste”, ha raccontato Paola Benini, presidente di Hattiva Lab.
L’altra esperienza arriva da Il Piccolo Principe di Casarsa, con il progetto “Taste Your Job”. Il sostegno ha permesso di acquistare nuove attrezzature industriali per la Cucina delle Fratte a Fiume Veneto, creando per allievi e tirocinanti un ambiente di lavoro simile a quello di una mensa aziendale o di un ristorante.
“Il cuore di Taste Your Job è mettere le persone con disabilità o vulnerabilità psichiche nelle condizioni di apprendere un mestiere, rispettando i tempi di ciascuno ma garantendo competenze spendibili sul mercato”, hanno spiegato il presidente Luigi Agostino Cesarin e il consigliere d’amministrazione Tobia Anese.
“La risposta ai nuovi bisogni non può essere solo pubblica”
Alla presentazione è intervenuto anche l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, che ha sottolineato la necessità di un welfare costruito attraverso la collaborazione tra istituzioni, Terzo settore, cooperazione e comunità.
“Il welfare che abbiamo davanti non può essere costruito pensando che la risposta ai nuovi bisogni appartenga esclusivamente al sistema pubblico o, all’opposto, possa essere affidata al solo mercato“, ha detto Riccardi. Secondo l’assessore, la crescita della non autosufficienza, della fragilità sociale, del disagio giovanile e della solitudine richiede risposte integrate e una maggiore capacità delle comunità di intercettare i bisogni.
“Nel 2026 il concetto di assistenza assume come suo punto chiave la parola comunità“, ha aggiunto Riccardi, richiamando anche il ruolo delle Case della Comunità e di un modello nel quale prevenzione, prossimità e integrazione sociosanitaria diventano elementi centrali.
“Mettere a disposizione 600mila euro per sostenere progettualità sociali significa investire nella capacità delle comunità di leggere i fenomeni, intercettare i bisogni e costruire risposte. Significa riconoscere il valore di un patrimonio di competenze che nel nostro territorio non è affatto scontato e che dobbiamo valorizzare” ha concluso.

