Per eliminare i cinque passaggi a livello lungo la tratta Udine-Pm Vat bisognerà aspettare il 2039. È questa la scadenza indicata da Rete ferroviaria italiana per completare il raddoppio della circonvallazione ferroviaria, uno degli interventi centrali del nodo di Udine, al centro da oltre quarant’anni di progetti e discussioni. Intanto, a fronte di un costo complessivo dell’opera salito a 340 milioni di euro, le risorse disponibili ammontano a 180 milioni.
Il quadro è emerso nel corso delle audizioni della IV Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Giuseppe Ghersinich (Lega), convocate su proposta di Rosaria Capozzi (M5S) per fare il punto sul progetto. Sul tavolo anche una petizione sostenuta da quasi 500 cittadini, che chiedono risposte sulla dismissione dei cinque passaggi a livello.
Nodo ferroviario di Udine, le tappe fino al 2039
A ricostruire lo stato degli interventi e il calendario dei lavori è stato Giuseppe Romeo, direttore investimenti area Nord Est di Rfi. Una delle difficoltà principali è rappresentata dalla necessità di operare su una linea che rimane in esercizio e che a Udine gestisce quotidianamente circa 200 treni.
Il primo traguardo è fissato all’inizio del 2027, quando sarà attivato il nuovo apparato centrale computerizzato della stazione. Il sistema consentirà una gestione più flessibile dei binari e il mantenimento all’esterno del flusso e della composizione dei treni merci.
Per il polo merci di Cargnacco l’obiettivo è invece completare i lavori entro il 2030. L’anno successivo, almeno il 70 per cento dell’attuale traffico passeggeri sarà trasferito sulla linea di cintura. Per il raddoppio della circonvallazione, passaggio necessario per arrivare alla chiusura dei cinque passaggi a livello, la scadenza indicata da Rfi è il 2039.
Il finanziamento dell’opera: 180 milioni su 340
Accanto alle tempistiche, resta il tema delle risorse. Il costo complessivo del nodo ferroviario è salito a 340 milioni di euro, ma al momento sono disponibili 180 milioni. Il finanziamento dell’intervento è quindi ancora parziale.
In Commissione è intervenuta anche l’assessore regionale alle Infrastrutture, Cristina Amirante, che ha richiamato il ruolo del commissario straordinario per il nodo ferroviario e la possibilità di procedere con una copertura economica progressiva: “Quando un intervento è commissariato, è possibile avere una progettualità con tutte le approvazioni necessarie in un’unica soluzione, mentre il finanziamento può essere progressivo senza conseguenze sull’iter autorizzativo“.
Il futuro del sedime ferroviario e la proposta di un parco urbano
Tra gli aspetti affrontati durante le audizioni c’è anche la destinazione del sedime ferroviario una volta completati gli interventi. I residenti avevano proposto di realizzare un parco urbano nell’area, ipotizzando che la dismissione della linea avrebbe liberato lo spazio. Ma i binari resteranno: potranno essere utilizzati in caso di emergenze.
A sollevare la questione è stata Serena Pellegrino (Avs), che ha chiesto maggiore trasparenza nei confronti dei cittadini. L’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Udine, Ivano Marchiol, ha ribadito la necessità di non perdere tempo, mentre Marco Bruseschi, presidente del Consorzio per lo sviluppo economico per l’area del Friuli, ha definito il polo merci di Cargnacco “un intervento strategico per la competitività del territorio”, chiedendo la nascita di un tavolo di lavoro permanente.
Le critiche dei consiglieri: “Il 2039 è preoccupante”
Nel corso del confronto sono emerse anche richieste di chiarimento sugli impegni già assunti da Rfi e sulle ricadute degli interventi. Furio Honsell (Open Sinistra Fvg) ha difeso il protocollo siglato nel 2016, quando era sindaco di Udine, che “seppur stralciato, ha portato a risultati tangibili, come la riduzione del transito sulla linea di locomotive singole e altro materiale non necessario”. Per l’esponente di Open, tuttavia, la situazione del nodo ferroviario resta “primitiva”.
Nicola Conficoni (Pd) ha chiesto un rendiconto sugli impegni pregressi assunti dal gestore della rete. Laura Fasiolo (Pd) ha invece richiamato l’attenzione sulle barriere antirumore e sulle manutenzioni, ricordando che “per Gorizia è fondamentale rimanere ben collegata con Tarvisio”. Più critico Massimiliano Pozzo (Pd), che ha definito preoccupante l’orizzonte del 2039 e sollecitato un’azione comune delle istituzioni: “Ai cittadini non interessano i balletti politici: la Regione deve mostrare compattezza nei confronti di Rfi”.

