Export Udine, i dati 2025: il muro dei 7 miliardi tra dazi USA e l’ombra della guerra in Iran

Le esportazioni della provincia di Udine chiudono il 2025 in una fase di stallo, attestandosi a 7,14 miliardi di euro (0,0% rispetto al 2024). Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine su dati Istat, il sistema produttivo friulano si trova a navigare in un clima di forte incertezza geopolitica.

A pesare sulle prospettive del 2026 sono soprattutto le tensioni nell’area del Golfo e i rincari energetici legati all’instabilità delle rotte commerciali, fattori che rischiano di frenare il consolidamento della ripresa avviata a inizio anno.

I settori a due velocità: bene l’alimentare, soffre la metallurgia

L’analisi per comparto evidenzia un panorama eterogeneo. Tra le note positive spicca il balzo delle apparecchiature elettriche, in crescita del +28,2%, seguite dal comparto alimentare che segna un +6,2%.

Di contro, i settori tradizionalmente trainanti del manifatturiero locale mostrano segnali di debolezza: i prodotti della metallurgia calano del -4,1%, i macchinari scendono del -2,1% e il settore del mobile registra una contrazione del -6,5%. Questa fase di riassestamento vede una contrazione proprio nei pilastri storici dell’industria provinciale.

Il rebus geografico: la Germania tiene, crollo negli Stati Uniti

Sotto il profilo dei mercati di destinazione, la Germania si conferma il primo partner commerciale per la provincia di Udine con una crescita del +3,3%, grazie soprattutto al contributo della metallurgia.

Al contrario, si registra una marcata contrazione verso gli Stati Uniti, dove le esportazioni sono diminuite del -17%. Questo calo è riconducibile in particolare alla riduzione delle vendite di macchinari (-13,7%) e mobili (-15,9%), settori che risentono direttamente del peso dei dazi statunitensi.

Export Udine: l’incognita del Golfo e il rincaro dell’energia

Le prospettive per i prossimi mesi sono condizionate dall’instabilità nell’area del Golfo. Il rallentamento dei traffici nello Stretto di Hormuz ha già innescato tensioni sui prezzi di energia e materie prime.

In sole tre settimane, il gas sul mercato europeo TTF è balzato da 30 a oltre 50 €/MWh, mentre il petrolio è salito da 67 a 103 dollari al barile. A queste dinamiche si aggiunge il rafforzamento del dollaro nei confronti dell’euro (+3%), un fattore che da un lato accresce il costo delle importazioni energetiche, ma dall’altro potrebbe sostenere la competitività delle esportazioni friulane.

Logistica e rincari: il rischio per il manifatturiero

Le tensioni si estendono anche al mercato dei metalli, con rincari per rame e stagno che rischiano di alimentare una nuova pressione inflazionistica. Un ulteriore fattore di criticità deriva dalle rotte commerciali nel Mar Rosso: un aggravarsi della situazione potrebbe compromettere i flussi logistici tra Europa e Asia, con impatti pesanti su tempi e costi di trasporto per le merci in uscita dalla provincia di Udine.

Il commento del presidente Luigino Pozzo

Sullo scenario attuale è intervenuto il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo: “In tale contesto, l’evoluzione del quadro macroeconomico appare strettamente dipendente dalla durata e dall’intensità delle tensioni geopolitiche, nonché da eventuali interruzioni delle infrastrutture energetiche e delle principali rotte commerciali. Il combinarsi di prezzi energetici elevati, complici anche alcuni aspetti speculativi sui quali bisogna vigilare, rincari delle materie prime e maggiore incertezza negli scambi internazionali potrebbe rallentare il percorso di consolidamento della ripresa economica friulana avviato ad inizio 2026″.

Pozzo ha comunque voluto lanciare un segnale di fiducia: “Le stime per quest’anno si attestano al momento su una crescita del Pil di mezzo punto percentuale e ci attendiamo un importante recupero dell’economia per l’anno prossimo, trainato auspicabilmente dalla cessazione dei conflitti in atto. Manteniamo quindi un approccio positivo, considerate le oggettive difficoltà congiunturali e soprattutto la grande capacità di adattamento già dimostrata in questi anni difficili da un comparto industriale territoriale tenace e resiliente. Al di là dei fattori esterni, resta vitale la necessità di investire in innovazione e qualificazione delle risorse umane”.