Portò il friulano in tv, Mandi Mandi si racconta in un libro: “In Friuli ho trovato la mia pace”

E’ uscito oggi in tutte le librerie italiane il primo libro autobiografico di Marco Milano, meglio conosciuto come “Mandi Mandi”. Protagonista indiscusso della comicità targata anni ’90 è stato il primo – e l’unico- a portare in risalto in tutta la Penisola la lingua friulana, adattandola a grotteschi ed irriverenti slang.

Dopo aver cavalcato l’onda mediatica del personaggio un po’ strampalato, con quel moto nervosamente ondeggiante, dopo essere balzato in cima alla vetta delle classifiche con l’intramontabile e ancora attualissima “Sei bellissima, Simpaticissima”, le luci della ribalta sono calate per moltissimi anni.

Tra “ritiri spirituali” forzati e diversi programmi Rai e Mediaset al fianco anche di Simona Ventura, Rossella Brescia dell’amico Teo Teocoli, il personaggio di Mandi Mandi sembrava essersi via via dissolto nell’etere. Poi, il grande e recente ritorno sul piccolo schermo con la fortunata serie commedia “Din Don” che lo ha visto protagonista per nove puntate al fianco, tra gli altri, di Enzo Salvi e Maurizio Mattioli.

A questo punto, il bilancio è stato quasi inevitabile. Un passato ingombrante, un’infanzia strappata e una carriera fatta, talvolta, di parecchi punti oscuri. Questo e molto altro, viene ampiamente raccontano all’interno del suo libro.        

Come mai l’esigenza di scrivere un libro?

In tutta onestà, sono state proprio le persone a me piu’ vicine ad esortarmi nel raccontare il percorso travagliato della mia vita. Sono arrivato ad un punto in cui, mettere nero su bianco parecchie cose inerenti la mia vita privata e la mia carriera, è diventato necessario.

Proprio per mettermi a nudo e far capire molti aspetti di me, anche i piu’ profondi, quelli piu’ nascosti, che spesso non riescono ad arrivare in superficie. E poi, se vogliamo sdrammatizzare, ti dico che gli uomini hanno solitamente tre desideri: avere un figlio, piantare un albero e scrivere un libro. Ecco, io sono andato in confusione. Ho scritto un figlio, ho avuto un albero e ho piantato un libro! In un terreno oltretutto molto fertile, che mi auguro dia i suoi frutti.

Quanto tempo ti ci è voluto per portare a termine questa introspezione, se cosi la vogliamo chiamare?

Cinque mesi. E’ stato un percorso per certi versi anche pesante, perché ho rivissuto alcuni momenti come fossero stati proprio li, nella mia mente pochi attimi prima.

Parli come se il libro nascondesse delle verità particolarmente dolorose.

E’ cosi. Fin dalla tenera età ho vissuto esperienze tremende in famiglia. I miei genitori litigavano spesso e io, per cercare di farli smettere, salivo in piedi sul tavolo e sbattevo forte i coperchi delle pentole per cercare di attirare la loro attenzione e farli smettere. Era un modo che io, nella mia ingenuità, reputavo efficace, perché interrompevo le grida con qualcosa che poteva sembrare fuori luogo, estemporaneo, ma che riusciva a volte nell’intento di strappare un sorriso.

Quindi la vena comica è insita in te da sempre

Diciamo che la comicità mi ha salvato la vita. Assieme alla mia grande tenacia. A soli 11 anni sono scappato letteralmente da casa, per non assistere e non subire piu’ situazioni violente da parte della persona che nel frattempo si era accompagnata a mia madre.

Sono salito su un treno dalla Puglia, mia terra d’origine, impaurito e senza biglietto, per andare a Milano a cercare mio padre, che si era trasferito anni prima la per lavoro. Ero disperato. Ricordo come fosse ieri il poliziotto che, alla stazione, mi prese la manina e mi accompagnò in un bar perché io mi potessi rifocillare. Ho ancora le lacrime agli occhi. Poi il resto, lo racconto in maniera dettagliata nel libro.

Dalla Puglia, a Milano. E come ci sei finito in Friuli?

Per il servizio di leva militare. Quella volta però, devo dire che, dato il contesto, non avevo colto per niente l’unicità e la bellezza di questa terra, che amo in modo viscerale. Non potevo di certo immaginare tutte le cose belle che mi sarebbero spettate un giorno, proprio qui.

Ti ci senti, ad oggi, un pochino friulano?

Guarda, ti dico che mi riconosco il sangue “caliente” del sud, che si mescola alla frenesia tipica dell’interland milanese. La mia pace, però, l’ho trovata proprio qui, in Friuli, tra le montagne e le colline, ma soprattutto tra le vigne e le osterie!

E il personaggio Mandi Mandi da cosa nasce?

Nessuno, fino a quel momento, aveva dato risalto mediatico alla lingua friulana. E questo, a mio avviso, era un gran peccato. In fondo, ho cercato di unire comicità a qualcosa che esisteva realmente nel quotidiano. Se ci pensi, per certi versi più goliardici, il Friuli a volte è stato preso poco in considerazione. Pensa, ad esempio, alla storia della commedia legata all’arte. Mi vengono in mente, ad esempio, le più belle maschere di carnevale italiane. Non c’è quella del Friuli.

Quindi Mandi Mandi è una maschera?

Certo! Una maschera di bellezza! (ride)

Ritornando al libro. Pare tu ti sia tolto più di qualche sassolino dalla scarpa, facendo anche nomi importanti.

Sassolini? Chianche!

E’ indirizzato a qualcuno in particolare? Cosa ti aspetti?

L’unica cosa, la più importante, che mi aspetto davvero, è che tutto quello che ho raccontato arrivi a tutti quelli che stanno attraversando un periodo buio. A chi sta ancora “camminando sopra ai propri cocci”. Per dare un barlume di speranza, perché la vita mi ha insegnato che, anche nei momenti peggiori, riesce a darti degli insegnamenti sani.

Soprattutto, vorrei tramandare lo spirito della resilienza, che il popolo friulano conosce molto bene. Inoltre, mi vorrei anche soffermare sul rapporto padre- figlio. Nonostante le crepe, le incomprensioni, ci sono rapporti che non potranno mai scucirsi del tutto.

E’ proprio vero che i comici hanno fondamentalmente un animo triste

Ti rispondo citandoti una celeberrima frase di Charlie Chaplin: “Mi piace camminare sotto la pioggia, cosi nessuno puo’ vedermi piangere”.

Concludiamo con una sferzata di allegria? Sganciami una perla, dai!

Grazie per l’intervista e..che Dio T’AJUT!