Dai “preti del terremoto” al vescovo Battisti, a Buja il ricordo di chi aiutò il Friuli a rinascere

A cinquant’anni dal terremoto del 1976, Buja ricorda i sacerdoti e le figure religiose che furono al fianco della popolazione nei giorni più difficili del Friuli, contribuendo alla ricostruzione materiale e morale delle comunità colpite dal sisma. Domenica 25 ottobre, alle 15.30, il teatro “Casa della gioventù” ospiterà “Dare la vita”, il convegno con cui l’Arcidiocesi di Udine conclude il ciclo di iniziative dedicate alla memoria del terremoto e all’eredità lasciata da quella straordinaria esperienza di solidarietà.

Al centro dell’incontro ci saranno l’arcivescovo Alfredo Battisti e i cosiddetti “preti del terremoto”, insieme alle religiose e ai religiosi che, nel 1976, condivisero le difficoltà della popolazione, impegnandosi concretamente per aiutare le comunità a risollevarsi.

Il ruolo dei sacerdoti nella ricostruzione del Friuli

Il convegno ripercorrerà il ruolo svolto dalla Chiesa friulana durante l’emergenza e negli anni successivi. I sacerdoti, profondamente legati al territorio, non si limitarono all’assistenza spirituale, ma diventarono spesso punti di riferimento per le comunità, dando voce alle necessità della popolazione e contribuendo alla ricostruzione.

“Quella del clero era una presenza molto molto inserita nella società e nei problemi concreti della gente. È una caratteristica tipica dei preti friulani, un clero che proveniva dal popolo e che con il popolo stava”, ricorda don Federico Grosso, coordinatore dei lavori del convegno.

Il terremoto colse la Chiesa udinese in una fase di particolare vivacità, caratterizzata da un forte impegno sociale. In quel contesto, l’arcivescovo Battisti seppe interpretare le esigenze delle comunità e sostenere il loro desiderio di riscatto.

“In generale il clero si spendeva per emancipare la popolazione da quella ‘sotanance’ (sottomissione, ndr) al corso degli eventi, a cui era tristemente abituata. L’arcivescovo Battisti fu il grande regista di quel movimento, con una presenza molto forte, direi quasi profetica perché ha saputo leggere i segni di quei tempi”, sottolinea don Grosso.

Dai 700 sacerdoti del 1976 ai 194 di oggi

L’appuntamento non sarà soltanto un’occasione per ricordare il passato, ma anche un momento di riflessione sul presente e sul futuro della Chiesa friulana, a partire dal cambiamento del numero dei sacerdoti.

Nel 1976 la Chiesa udinese poteva contare su circa 700 preti, una cifra già in diminuzione rispetto agli anni precedenti, ma nettamente superiore a quella attuale. Oggi i sacerdoti attivi nelle parrocchie sono 194, comprendendo anche i religiosi e i preti di origine straniera, mentre il numero dei parroci è ancora più contenuto.

Un cambiamento che sarà affrontato durante una tavola rotonda dedicata alle vocazioni e ai diversi modi di interpretare, nella società contemporanea, il significato di “dare la vita”.

Al confronto parteciperanno don Daniele Antonello, rettore del Seminario interdiocesano di Castellerio, il seminarista Matteo Ranieri e la salesiana suor Jessica Soardo.

“Spendere la vita è, in qualche modo, la mission di ogni formazione clericale e religiosa”, spiega don Grosso. “Dare e generare la vita anche in situazioni di morte, non è solo un compito dei preti, ma un compito di tutti: di una società e di una Chiesa. A Buja queste istanze saranno ricalibrate, ripensate e proposte e vissute da chi opera nel contesto formativo di oggi”.

Il convegno di Buja e gli interventi conclusivi

La parte finale del pomeriggio sarà affidata al vicario generale monsignor Dino Bressan, che interverrà sul tema “Dare la vita. Una Chiesa che si prende cura delle vocazioni”, e all’arcivescovo di Udine monsignor Riccardo Lamba.

L’incontro rappresenterà così un ponte tra la memoria del terremoto e le sfide attuali della Chiesa, recuperando l’esempio di chi, cinquant’anni fa, scelse di rimanere vicino alla propria gente e di contribuire alla rinascita del Friuli.

La partecipazione al convegno di domenica 25 ottobre è libera e gratuita.