Una svolta storica, ripercorsa con il presidente dell’ARLeF
Era il 1996 quando per la prima volta una legge regionale, la numero 15, riconobbe il friulano come “lingua”. Da quel momento vennero messe in campo tutte le azioni necessarie per la sua tutela e promozione. Il friulano, trent’anni fa, entrò così di diritto nelle istituzioni, nella vita pubblica, nella scuola, nella cultura, nei mezzi di comunicazione. Un momento storico che l’ARLeF – Agenzia regionale per la lingua friulana ha voluto ricordare e celebrare attraverso la campagna di comunicazione “1996-2026. Da 30 anni nella stessa direzione: dare un futuro alla lingua friulana”, lanciata nei giorni scorsi e promossa su carta stampata, radio, tv e canali social. Abbiamo approfondito la portata di questa legge insieme al presidente dell’ARLeF, Eros Cisilino.
Presidente, quali sono i campi d’azione resi possibili dalla L.r. 15/1996?
La legge regionale ha riconosciuto agli enti locali la possibilità di prevedere l’uso del friulano nelle sedute dei consigli comunali così come nelle attività quotidiane, nella toponomastica e, in generale, nei rapporti con i cittadini; hadefinito i criteri per delimitare il territorio di sua applicazione e individuato i Comuni friulanofoni; ha stabilito l’adozione della grafia ufficiale; delineato i primi interventi nell’istruzione pubblica, nell’università e nel sistema radiotelevisivo.
Ha anche istituito l’Osservatori pe lenghe e pe culture furlanis, determinante per la successiva nascita, nel 2005, dell’ARLeF. Può spiegarci di cosa si occupa l’Agenzia?
In generale dell’attuazione e dello sviluppo della politica linguistica per il friulano, su mandato della Regione F-VG. Più in particolare del coordinamento normativo, dell’applicazione delle leggi nazionali come la 482/99, arrivata dopo la 15. Ma offre anche consulenza linguistica, fornisce supporto alle traduzioni per gli enti pubblici, e i privati. Si occupa dello sviluppo e della diffusione degli strumenti linguistici, poi c’è la scuola e la formazione. Senza dimenticare la toponomastica e lo sviluppo di strumenti e tecnologie che garantiscono al friulano uno spazio nel mondo digitale.
Ha parlato della 482/99. Che ruolo ha avuto nella sua promulgazione, la L.r. 15/1996?
La L.r. 15/96 è stata letteralmente apripista per la legge quadro nazionale che tutela le 12 minoranze linguistiche storiche d’Italia. Un traguardo di cui dobbiamo essere particolarmente fieri.
Oggi, al di là di quanto fatto dalle istituzioni, quanto conta la responsabilità dei singoli nel mantenere vitale il friulano?
La responsabilità collettiva è importante, quella individuale non lo è di meno. Lo abbiamo detto con diverse campagne in passato e lo ribadiamo anche in quella di quest’anno, prendendo in prestito le parole del prof. Carles Duarte i Montserrat, linguista e intellettuale catalano che è intervenuto in Consiglio regionale in occasione delle celebrazioni del trentennale della L.r. 15/96. Ognuno di noi può fare la differenza. La trasmissione intergenerazionale gioca un ruolo determinante nel mantenere viva e vitale una lingua. Dal canto nostro, come ARLeF, ci adoperiamo per favorire l’utilizzo del friulano nella vita quotidiana, dalla scuola alle nuove tecnologie che permettono di portare il friulano dentro i nuovi strumenti digitali.

