Udine e Gorizia in zona arancione, pressing per i ristori ai locali chiusi

I ristori ai locali chiusi dopo il passaggio in arancione.

Pressing su ristori da un lato, critiche sulla coerenza politica dall’altro. Sono le reazioni alla nuova ordinanza annunciata oggi dal governatore Fvg, Massimiliano Fedriga. Da sabato, i territori delle ex province di Udine e Gorizia saranno in zona arancione per almeno 15 giorni, mentre da lunedì le scuole del Fvg – medie, superiori e università – saranno chiuse per adottare la didattica a distanza.

Il ritorno in arancione di parte del territorio regionale comporterà nuove chiusure per bar e ristoranti del Friuli, che potranno operare soltanto per asporto e con consegna a domicilio. E le categorie chiedono pronti ristori per chi dovrà affrontare questa ennesima emergenza. “Comprendiamo perfettamente la criticità del momento, e ribadiamo ancora una volta che la salute viene prima di tutto – premette Confesercenti Fvg -. Ci preme però sottolineare come il livello di difficoltà delle microimprese, come bar e ristoranti, è sempre maggiore, la situazione sempre più complicata e difficile da gestire. Quindi, pur prendendo atto della necessità della Giunta regionale di dare l’ennesima stretta alle regole, facciamo appello affinché i ristori siano certi e celeri per tutte le microattività e i pubblici esercizi”.

Restrizioni per spostamenti e locali, le regole della nuova zona arancione in Friuli.

Una richiesta di stampo simile arriva anche da Coldiretti Fvg. “La situazione è tornata oggettivamente delicata dal punto di vista del contagio e dunque dobbiamo necessariamente prendere atto delle decisioni restrittive della Regione – fa notare Danilo Merz, direttore regionale Coldiretti -. Ma, nel contempo, non possiamo non ribadire la richiesta di ristori immediati anche alle aziende agricole che risultano pesantemente penalizzate sul fronte del canale horeca”.

Sul tema delle scuole, in particolare sulla didattica a distanza, si sofferma invece Furio Honsell, consigliere regionale di Open Sinistra Fvg. “Ieri nell’incontro con il presidente Fedriga abbiamo espresso la preoccupazione che provvedimenti di ulteriori chiusure delle scuole siano inutili se non accompagnati da altre misure. I bisogni di socialità dei giovani non devono essere dirottati in altri luoghi, come i dehors dei locali pubblici. Inoltre la Dad non è misura equa, soprattutto in un territorio nel quale l’infrastruttura digitale non è efficiente per tutti. Non possiamo come unica misura chiudere le scuole se non in presenza di specifici focolai”.

Secondo i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Fedriga non sarebbe stato coerente sotto il profilo politico. “Mentre nei mesi scorsi il presidente lamentava la diversa colorazione delle Regioni, oggi è lui giustamente a prevedere fasce diverse tra i territori del Friuli Venezia Giulia. In precedenza – ricordano gli esponenti pentastellati – Fedriga scaricava le responsabilità sul Governo, invocando scelte da parte del presidente Giuseppe Conte. Ora che al Governo c’è anche la Lega, invece, accetta in silenzio ciò che viene indicato nel Dpcm, richiamando il senso di responsabilità da parte dei presidenti di Regione”.

Concetti analoghi richiamati dal capogruppo Pd in consiglio regionale, Diego Moretti. “Ora che Fedriga ha annunciato un’ordinanza che chiede un altro grosso sacrificio a tutta la comunità regionale, in particolare a quelle residenti nei territori isontino e friulano, vediamo cosa avranno da dire quei sindaci leghisti che fino a qualche settimana fa se la prendevano con il Governo per aver fatto scelte uguali a quelle oggi prese dalla Regione“, aggiunge Moretti.

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