In queste settimane in Carnia si registrano le prime gelate mattutine e anche nel resto della provincia di Udine le temperature notturne si avvicinano allo zero. In questo periodo aumentano i casi di veicoli che non si avviano a causa della batteria scarica. Nella maggior parte delle situazioni il problema si risolve con i cavi di avviamento e un secondo veicolo, a condizione di rispettare la corretta sequenza di collegamento. Un errore in questa fase può infatti causare danni seri all’impianto elettrico.
Quando il termometro scende, la batteria perde il fiato
Le batterie al piombo forniscono energia attraverso una reazione chimica che rallenta con il calo della temperatura. A parità di carica, quindi, una batteria eroga meno corrente nelle ore più fredde. Allo stesso tempo l’avviamento richiede più energia, perché a bassa temperatura l’olio motore è più viscoso e oppone maggiore resistenza.
Il freddo, tuttavia, raramente è la causa principale del guasto. Più spesso evidenzia un’usura già presente. Una batteria con diversi anni di servizio, un veicolo utilizzato soprattutto per tragitti brevi o lasciato fermo per lunghi periodi possono non mostrare alcun sintomo durante l’estate e cedere invece con le prime temperature sotto lo zero.
Tra i segnali da non trascurare rientrano un avviamento sempre più lento, la diminuzione dell’intensità delle luci del cruscotto durante l’azionamento del motorino e un ticchettio ripetuto al posto dell’accensione. Se invece il motorino d’avviamento gira regolarmente ma il motore non parte, la causa va probabilmente ricercata altrove, ad esempio nell’alimentazione o nell’accensione. In questo caso l’uso dei cavi non è di alcun aiuto.
Uno sguardo sotto il cofano prima di ogni manovra
Prima di collegare i cavi è necessario controllare le condizioni della batteria. Se l’involucro risulta gonfio, incrinato o presenta perdite di liquido, non si deve procedere con l’avviamento d’emergenza e occorre rivolgersi al soccorso stradale. Lo stesso vale se si sospetta che la batteria sia congelata. Una batteria quasi completamente scarica, esposta a lungo a temperature molto basse, può infatti ghiacciare e rischia di rompersi se sottoposta ad avviamento.
Occorre inoltre verificare che entrambi i veicoli dispongano di un impianto a 12 volt, come avviene per la quasi totalità delle autovetture ma non per molti mezzi pesanti. È consigliabile consultare anche il libretto di uso e manutenzione. Su numerosi modelli recenti, ibridi o dotati di sistema start&stop, il costruttore prevede punti di collegamento dedicati nel vano motore, talvolta lontani dalla batteria. Se presenti, devono essere utilizzati questi.
I due veicoli vanno posizionati vicini, senza che entrino in contatto. I motori devono essere spenti, così come fari, climatizzazione, autoradio e lunotto termico.
Quattro pinze in un ordine preciso
L’ordine di collegamento è il seguente:
- pinza rossa sul polo positivo (+) della batteria scarica;
- pinza rossa sul polo positivo (+) della batteria carica;
- pinza nera sul polo negativo (-) della batteria carica;
- pinza nera su una parte metallica non verniciata del motore del veicolo in panne, lontano dalla batteria.
Completato il collegamento, si avvia il veicolo che fornisce la corrente e lo si lascia funzionare al minimo per alcuni minuti. Successivamente si tenta l’avviamento dell’altro veicolo. Sono preferibili tentativi brevi, intervallati da qualche pausa, rispetto a un uso prolungato del motorino d’avviamento. Dopo l’accensione i cavi vanno scollegati in ordine inverso, a partire dalla pinza nera fissata al blocco motore.
Perché la massa si collega per ultima
Nei veicoli la carrozzeria e il motore sono collegati al polo negativo della batteria. Se il cavo nero è già collegato e una pinza rossa sotto tensione entra in contatto con una parte metallica, si verifica un cortocircuito. Collegando per primi entrambi i poli positivi, il circuito resta aperto e un contatto accidentale della pinza rossa con il telaio non produce conseguenze.
L’ultimo collegamento, che chiude il circuito, può inoltre generare una piccola scintilla. Durante la carica la batteria può rilasciare idrogeno, un gas infiammabile. Per questo motivo l’ultima pinza va fissata al blocco motore e non al polo negativo della batteria scarica, in modo che l’eventuale scintilla si produca lontano dalla batteria. Su molti veicoli moderni, inoltre, sul polo negativo è installato un sensore di monitoraggio della batteria. Il collegamento a massa consente all’impianto di rilevare correttamente la ricarica.
Più e meno invertiti, il prezzo di un attimo di distrazione
Collegare il polo positivo a quello negativo, anche per pochi istanti, fa circolare la corrente nell’impianto nel verso opposto. Come indicato nella guida di AUTODOC, «l’unico errore da evitare in ogni modo è il collegamento di un polo negativo con quello positivo», poiché sarebbe «fatale per almeno una delle batterie, con un rischio anche di esplosione e di infortunio».
Le conseguenze possono estendersi all’intero impianto elettrico:
- bruciatura dei fusibili principali, per cui il veicolo può non avviarsi anche dopo la sostituzione della batteria;
- danni ai diodi dell’alternatore;
- guasti alle centraline elettroniche;
- surriscaldamento dei cavi, con possibile fusione dell’isolamento.
Il colore dei cavi non è un riferimento sufficiente. È sempre opportuno verificare i simboli + e – riportati sulla batteria, che possono risultare poco visibili a causa di sporco, ossidazione o coperture in plastica.
Piccole sviste che pesano sull’impianto elettrico
Durante l’operazione le pinze non devono mai toccarsi tra loro. Il collegamento a massa va effettuato su metallo pulito, poiché superfici verniciate o componenti in plastica non garantiscono un contatto adeguato e possono provocare archi elettrici. Si sconsiglia inoltre di portare il motore del veicolo donatore a regimi elevati e di azionare a lungo il motorino d’avviamento. Anche lo stato dei cavi è rilevante. Cavi danneggiati o di sezione insufficiente tendono a surriscaldarsi e non trasmettono una corrente adeguata, in particolare nel caso dei motori diesel.
Molti costruttori raccomandano infine di attivare un’utenza sul veicolo appena avviato, come la ventola del riscaldamento o il lunotto termico, prima di scollegare i cavi. In questo modo si limitano i picchi di tensione che possono verificarsi al momento del distacco.
Il motore è ripartito, la verifica comincia adesso
Una volta avviato il motore, è opportuno percorrere un tragitto di una certa durata per consentire all’alternatore di ricaricare la batteria. Se il giorno successivo l’avviamento risulta nuovamente difficoltoso, la sostituzione della batteria non è necessariamente la soluzione. Tra le cause possibili figurano una batteria a fine vita, un alternatore che non ricarica correttamente, un assorbimento anomalo di corrente a veicolo spento o una luce rimasta accesa. Un elettrauto o un’officina possono effettuare la verifica in tempi brevi.
Dal 15 novembre su numerose strade della regione entrerà in vigore, secondo quanto previsto dalle ordinanze, l’obbligo di pneumatici invernali o catene a bordo. Nelle prossime settimane molti automobilisti si rivolgeranno quindi al gommista. In tale occasione è consigliabile far controllare anche lo stato della batteria.

