Quando scatta un’emergenza sanitaria e quando, invece, serve un intervento tecnico? La distinzione può sembrare sottile, ma ha conseguenze concrete: da essa dipendono protocolli e mezzi di soccorso diversi. È questo uno dei nodi al centro del processo sulla tragedia del Natisone, quando Patrizia Cormos, Bianca Doros e Cristian Molnar morirono travolti dalla piena del 31 maggio 2024.
Al centro del confronto in aula, nell’udienza di oggi, sono stati proprio i criteri con cui venne valutata la richiesta di soccorso, mentre i tre ragazzi si trovavano in una situazione di pericolo crescente senza presentare segnali di malessere clinico.
Lo scontro sulla scelta del soccorso
Il confronto tra il procuratore capo di Udine, Massimo Lia, e Amato De Monte, ex direttore della Sores Fvg intervenuto come esperto, è stato serrato.
Dopo aver ascoltato la telefonata ricevuta dalla Sores, De Monte ha sostenuto che, sulla base delle informazioni disponibili in quel momento, “l’intervento doveva essere considerato tecnico e non sanitario”. La chiamata dei Vigili del fuoco delle 13.45, ha spiegato, non segnalava un pericolo sanitario. Secondo la sua valutazione, dunque, l’intervento era stato correttamente inquadrato come tecnico.
Il procuratore Lia ha incalzato sulla necessità di considerare non soltanto le condizioni sanitarie delle persone da soccorrere, ma anche il rischio a cui erano esposte, bloccate su un isolotto mentre il livello dell’acqua saliva rapidamente.
Doppio Tango o Doppio India: il nodo dell’elicottero
Da questa distinzione discendeva anche la scelta del mezzo. Secondo De Monte, in base alle informazioni ricevute dalla centrale operativa dei Vigili del fuoco, nel caso sarebbe stato corretto attivare Doppio Tango, l’elicottero destinato agli interventi tecnici, anziché Doppio India, il mezzo del soccorso sanitario.
Secondo l’ex direttore Sores, l’invio di Doppio India, che fu poi effettivamente impiegato nell’intervento, era ‘fuori protocollo’ in assenza di indicazioni di un pericolo sanitario
Il confronto con il procuratore capo Massimo Lia si è concentrato proprio su questo nodo: da una parte la classificazione dell’intervento sulla base delle informazioni sanitarie disponibili, dall’altra il pericolo crescente in cui si trovavano i tre giovani, bloccati sull’isolotto mentre l’acqua saliva.
In aula anche Riccardi: oltre 600mila chiamate al 112
Nel corso della stessa udienza è stato ascoltato anche Riccardo Riccardi, assessore regionale alla Salute e alla Protezione civile, che ha riferito i dati sull’attività del Numero unico di emergenza 112.
Nel 2025 il servizio ha ricevuto oltre 600mila chiamate. Circa la metà, secondo quanto riferito in aula, è stata giudicata impropria e non trasferita alle centrali operative di secondo livello, tra cui la Sores, i Vigili del fuoco e le forze dell’ordine.

