A Resia nel “comune russo” che si trova in Friuli: “Fermare subito la guerra”

Il legame di Resia con le ex nazioni sovietiche.

La guerra in Ucraina vista da qui, nella Val di Resia, a pochi chilometri dal confine sloveno, evoca paure antichissime. Questa valle ha vissuto nei secoli le grandi tragedie del Novecento, dalla disfatta di Caporetto (1917) ai disastrosi terremoti nel 1976, che misero in ginocchio l’intera regione. Oggi quel senso di orrore pervade le 945 anime che vivono nella valle anche perché – non tutti lo sanno – Resia è considerato un “Comune russo” in terra italiana. “Per arrivare in Val di Resia bisogna avere un motivo – spiega il sindaco Anna Micelli, 47 anni, eletta nel 2019, figlia di genitori resiani al 100% -. È una valle nascosta, laterale, che nei secoli è rimasta chiusa in se stessa tramandando lingua, usi e costumi attraverso le generazioni”.

La lingua/dialetto di Resia, tema tuttora scottante tra i numerosi linguisti europei che continuano ad occuparsene, ricorda in forma sorprendente la lingua russa. Tanto è vero che nel 2016, tra Resiae Fryazino, città satellite situata nell’hinterland moscovita, è stato siglato un Patto di Amicizia che ha favorito scambi, incontri, relazioni. Che in Val di Resia si fossero insediate popolazioni slave prima dell’anno Mille è fuori di dubbio. E che la lingua parlata di origine russa sia rimasta praticamente inalterata nel tempo è altrettanto indiscutibile. I resiani sono fieri di appartenere a una comunità con una solida base identitaria e vivono il culto dei propri avi sostenendo e portando in giro per il mondo le proprie radici culturali, dalla musica alla danza e alla cucina tradizionale.

“Ma questa valle deve investire sul presente e sul futuro – aggiunge Micelli – per far sì che la montagna non si spopoli. I segnali sono incoraggianti, stiamo investendo sulla formazione dei più giovani, dalla fine (auspicata) della pandemia ci attendiamo una ripresa psicologica ed economica”. Queste giornate di guerra in Ucraina, tuttavia, adombrano lo sguardo del sindaco: “I nostri antenati hanno combattuto per la vita e l’amicizia tra i popoli, bisogna fermare subito il conflitto e sedersi attorno a un tavolo per negoziare. Chi ricorre alle armi non ha mai ragione”.