La Slovenia valuta possibili restrizioni alla vendita di carburante agli automobilisti stranieri, mentre il governo di Lubiana assicura che, al momento, non è necessario ricorrere alle riserve statali. Il tema è finito al centro del dibattito nelle ultime ore, complice l’aumento della domanda registrato soprattutto nelle zone di confine con l’Italia.
Negli ultimi giorni, infatti, sempre più automobilisti provenienti dai Paesi vicini hanno attraversato il confine per fare rifornimento, attratti da prezzi generalmente più bassi rispetto a quelli praticati oltre frontiera. Un fenomeno ormai consolidato, che però sta mettendo sotto pressione alcune stazioni di servizio slovene.
Il nodo della benzina ai frontalieri.
Il vero punto caldo resta però la gestione della cosiddetta “benzina dei frontalieri”. L’afflusso crescente di clienti stranieri rischia infatti di creare squilibri locali, soprattutto nei distributori situati vicino ai valichi.
Tra le ipotesi allo studio del governo sloveno c’è quindi la possibilità di limitare la quantità di carburante acquistabile dagli automobilisti provenienti dall’estero. Una misura che, se adottata, potrebbe incidere direttamente sulle abitudini di molti cittadini italiani e austriaci.
I prezzi dei carburanti
Per quanto riguarda i listini, la benzina a 95 ottani si attesta a 1,466 euro al litro. Il gasolio raggiunge quota 1,528 euro al litro, mentre il gasolio da riscaldamento si posiziona a 1,159 euro al litro. Valori che continuano a mantenere il mercato sloveno competitivo rispetto ai Paesi confinanti.
Nessuna emergenza scorte, ma problemi logistici.
Il Ministero sloveno dell’Ambiente, del Clima e dell’Energia ha chiarito che non esiste una reale carenza di carburante. Le scorte nazionali risultano sufficienti e non si è reso necessario lo sblocco delle riserve strategiche.
Le criticità emerse riguardano piuttosto aspetti logistici: colli di bottiglia nella distribuzione e difficoltà nel rifornire con continuità alcuni impianti, in particolare nelle aree più vicine ai confini. Anche i principali operatori del settore, tra cui Petrol e Mol, hanno confermato che non si registrano interruzioni sistemiche nelle forniture ai depositi, escludendo quindi una situazione di emergenza strutturale.
Rischio tensioni con i Paesi vicini
Un eventuale intervento restrittivo non sarebbe privo di conseguenze. La limitazione delle vendite agli stranieri potrebbe infatti aprire un nuovo fronte di tensione con i Paesi confinanti e sollevare questioni legate al rispetto del principio di libera circolazione nel mercato europeo. Il tema si inserisce inoltre in un contesto già delicato lungo i confini, dove da oltre due anni sono stati reintrodotti controlli legati alla gestione dei flussi migratori e alla sicurezza.
