Riforma della Giustizia, il confronto a Udine con il ministro Nordio

Una serata di confronto sui temi della giustizia e della partecipazion ieri a Udine, dove il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha preso parte all’iniziativa “Un sì per la giustizia”, ospitata al Centro culturale Delle Grazie. L’evento ha richiamato cittadini, amministratori locali e giovani, offrendo l’occasione per approfondire i contenuti della riforma costituzionale attualmente al centro del dibattito politico.

L’incontro è stato introdotto dal parlamentare Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro della Camera e coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, ed è stato moderato dal giornalista Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale. Al centro degli interventi, il progetto di riforma della giustizia e il rapporto tra poteri dello Stato.

Il confronto e le dichiarazioni del ministro Nordio.

Nel corso del suo intervento, il ministro Nordio ha voluto chiarire il senso e gli obiettivi dell’iniziativa riformatrice, sottolineando come “la riforma della Giustizia non sia contro nessuno, tantomeno contro la magistratura”. Richiamando i principi costituzionali, ha ricordato che l’articolo 104 della Costituzione sancisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, distinguendo tra funzione requirente e giudicante, mentre l’articolo 107 si riferisce in modo specifico al pubblico ministero senza equipararlo completamente al giudice.

Secondo il Guardasigilli, la riforma punta a rafforzare l’autonomia di entrambe le funzioni: “Sia i requirenti che i giudicanti godranno di assoluta indipendenza e autonomia. È un processo di chiarimento delle intenzioni“. Nordio ha quindi respinto le accuse di un possibile condizionamento politico della magistratura, definendo “meschino” pensare a un tentativo di sottomissione al potere esecutivo e ricordando come le sue posizioni siano coerenti con quanto sostenuto già trent’anni fa nel suo primo libro, Giustizia.

Nel dibattito con il pubblico è emerso anche il tema della partecipazione civica. Rispondendo alla domanda di un neo diciottenne che gli ha chiesto che cosa poter dire ai giovani suoi coetanei per incoraggiarli a recarsi alle urne, il ministro ha evidenziato come “avvicinarsi al voto è una conquista fondamentale per la democrazia. Lo Stato siamo noi, e in una democrazia repubblicana come la nostra, il destino della nazione è nelle mani di chi vota. Al momento del voto, il cittadino esercita il diritto e, di fatto, il dovere di contribuire alla formazione della volontà collettiva, guadagnandosi così il diritto di criticarla”. 

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