Polemiche dopo l’annuncio dell’attivazione delle telecamere nella Ztl di Udine.
Si accende lo scontro politico a Udine sull’attivazione delle telecamere nella Zona a traffico limitato. L’annuncio dell’entrata in funzione dei varchi Ztl da metà aprile, con tre mesi di avvisi prima delle sanzioni, ha infatti provocato una dura reazione delle forze di minoranza, che parlano di scelte confuse, mancanza di confronto e di un centro storico sempre meno accessibile.
Nel mirino dell’opposizione finiscono metodo e tempistiche adottate dalla giunta guidata dal sindaco Alberto Felice De Toni, accusata di aver imposto una visione ideologica della mobilità senza costruire prima alternative credibili per cittadini e attività economiche.
Fratelli d’Italia: «Un percorso al contrario»
Ester Soramel di Fratelli d’Italia parla apertamente di “cammino all’incontrario” da parte dell’amministrazione. Secondo Soramel, le scelte sulla Ztl e sulla viabilità sarebbero state adottate senza ascoltare le categorie economiche, che chiedevano prima parcheggi di attestamento e un trasporto pubblico più efficiente.
“Pienamente condivisibili le dichiarazioni di Confcommercio, che ricordano come Marchiol, anziché ascoltare le richieste delle categorie economiche che chiedevano di agevolare l’accessibilità al centro storico, prevedendo aree di sosta attorno al ring e migliorando il trasporto urbano, così da creare prima le condizioni per ridurre la presenza delle auto in centro, ha invertito l’ordine logico degli interventi.
Si è scelto prima di eliminare i parcheggi in Piazza Garibaldi per collocare arredi urbani di dubbio gusto, poi di ampliare la Ztl e modificare la viabilità, pur sapendo che il cosiddetto “ferro di cavallo” tra via Battisti, via Poscolle Alta e piazza XX Settembre sarebbe stato interessato da numerosi lavori. Il risultato è una sperimentazione confusa, di fatto mai realmente avviata, con regole poco comprensibili per cittadini e operatori.
A questo si aggiungono i ripetuti annunci sull’attivazione dei varchi, comunicati più volte senza prima verificarne la reale fattibilità. Il tutto mentre si riconosce la necessità di riscrivere il Pums e il Pugt: strumenti fondamentali che temiamo vengano delineati senza un vero confronto, come se la città fosse un gioco da tavolo e non una comunità fatta di persone, non di pedine”.
Identità Civica: «Confusione già vista»
Sulla stessa linea Loris Michelini, capogruppo di Identità Civica, che punta il dito contro l’allargamento della Ztl e la soppressione di numerosi stalli di sosta. “Hanno complicato la vita a tutti”, sostiene Michelini, parlando di continui cambiamenti alla viabilità che avrebbero disorientato cittadini e automobilisti, rendendo il centro “tutt’altro che accogliente”.
Sul tema delle telecamere, Michelini esprime scetticismo anche sulle tempistiche: “Sono stati fatti numerosi annunci e non è ancora chiaro quando i varchi entreranno effettivamente in funzione. Chiediamo solo che non si ripeta la confusione già vissuta nel 2018, con la giunta Honsell, quando migliaia di sanzioni crearono gravi disagi e furono necessarie lunghe operazioni di correzione”.
Da qui l’appello al metodo: “Studino, si confrontino e condividano le scelte, senza imporre decisioni casuali. La città ha bisogno di regole chiare e condivise, non dell’ennesima sperimentazione confusa“.
Lega: «Scelte ideologiche contro la città»
Ancora più netto il giudizio della Lega. La capogruppo Francesca Laudicina parla di un Comune che “va avanti contro la città”, attivando le telecamere senza parcheggi sufficienti, senza un reale potenziamento del trasporto pubblico e senza alternative concrete.
Secondo la capogruppo leghista, il tema non è ideologico ma di buon senso: “Non è una battaglia contro la Ztl in sé. Lo dice chiaramente anche Confcommercio: le proposte c’erano, ma sono state ignorate. È più semplice accendere le telecamere che affrontare i problemi strutturali“.
Critiche anche sulla fase di avvio annunciata dal Comune: “La scelta di rilevare le targhe e inviare semplici avvisi ai presunti trasgressori è discutibile anche dal punto di vista amministrativo. Pur senza effetti sanzionatori, queste comunicazioni comportano comunque un impiego di risorse pubbliche che ricade sulle casse comunali, quindi sui cittadini“.
Nel confronto con altre città, Laudicina cita Milano: “Spesso indicata come modello, ha previsto vere fasi di pre-esercizio senza notifiche formali, prorogandole più volte. Temiamo che anche a Udine si vada verso sperimentazioni infinite, senza arrivare a soluzioni strutturali condivise”.




