A Paderno 8mila cremazioni l’anno, il comitato in Regione: “Ridurle a 2400”

Ridurre la capacità del nuovo impianto crematorio di Paderno di Udine e introdurre un piano regionale per coordinare il settore. Sono le richieste del comitato Beivars vive, che ha portato le proprie ragioni davanti alla III Commissione del Consiglio regionale durante l’audizione sulla petizione sottoscritta da oltre 3mila persone.

Al centro della contestazione c’è il dimensionamento dell’impianto, progettato per arrivare a 8mila cremazioni all’anno. Una capacità che, secondo il comitato, sarebbe eccessiva rispetto alle necessità del territorio e che rischia di produrre ricadute sui residenti e sulla viabilità della zona.

A illustrare le ragioni della petizione sono stati Antonella Eloisa Gatta, Daniele Romanello e Fabrizio Vicario. “Il comitato – hanno affermato – non chiede la rimozione dell’impianto, ma ne contestiamo il sovradimensionamento rispetto alle necessità del territorio”.

Il nodo delle 8mila cremazioni all’anno

Il comitato ha indicato in 2.400 cremazioni annue il limite richiesto, mentre nel corso dell’audizione è stata prospettata anche una soglia di 4mila come possibile livello accettabile.

Accanto alle preoccupazioni per le emissioni, sulle quali i tecnici di Arpa hanno riferito di aver rilevato “parametri misurati molto bassi“, assicurando la prosecuzione dei controlli, i residenti hanno posto l’attenzione sul traffico dei carri funebri. Le ricadute, secondo gli auditi, interesserebbero un’area densamente abitata e la viabilità vicina al polo scolastico Bearzi.

Tra le proposte c’è anche un piano regionale di coordinamento del settore, sul modello di quanto già avviene in Veneto e Trentino-Alto Adige.

Riccardi: “La partita è ancora aperta”

L’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, ha individuato nel rapporto contrattuale tra il Comune di Udine e il concessionario uno dei passaggi decisivi per capire se il progetto possa essere modificato. “Il Comune di Udine può modificare quell’obbligazione contrattuale? Se la risposta è sì, la partita è ancora aperta“, ha osservato.

Nelle conclusioni, Riccardi ha richiamato il rapporto tra domanda e offerta e la necessità di verificare se la capacità prevista sia coerente con il fabbisogno. “Se l’offerta risulta doppia rispetto alla domanda – ha osservato – è ragionevole cercare di contenerla in misura coerente con il fabbisogno”. Prima, però, occorre chiarire se l’amministrazione comunale, titolare del procedimento e concedente, possa rivedere la concessione e a quali condizioni giuridiche.

Sul piano economico, Vicario ha richiamato il piano finanziario dell’investitore, secondo il quale sarebbero necessarie 2.348 cremazioni per raggiungere l’equilibrio economico dell’attività, con un margine di redditività. Un dato che ha alimentato le domande dei consiglieri sul perché la capacità progettata sia stata fissata a 8mila operazioni, calcolate considerando dodici ore di attività giornaliera delle due linee.

Le posizioni dei consiglieri regionali

Nel corso del confronto, Massimiliano Pozzo (Pd) ha condiviso la proposta di un coordinamento regionale, sollevando però dubbi sulla possibilità di introdurre norme che limitino la libertà delle famiglie di riportare la salma di un congiunto nel proprio territorio per la cremazione.

Serena Pellegrino (Alleanza Verdi e Sinistra) ha chiesto chiarimenti sulle tutele previste dalla legge 182/2025 rispetto al cosiddetto “turismo delle salme”. Vicario ha risposto che il testo era già stato esaminato con l’amministrazione comunale di Udine prima dell’approvazione definitiva, ma che non risultava sufficientemente chiaro sul tema dei limiti.

Furio Honsell (Open Sinistra Fvg) ha ricordato che durante il suo mandato da sindaco era stata prevista la riqualificazione dell’impianto esistente, senza ulteriore consumo di suolo agricolo. Ha inoltre chiesto chiarimenti sulla natura economica dell’operazione e sulle tariffe, indicate da Vicario come in linea con quelle di altri impianti.

Rosaria Capozzi (Movimento 5 Stelle) ha definito il nuovo insediamento “frutto di una decisione caduta dall’alto“, mentre Simona Liguori (Patto per l’Autonomia-Civica Fvg) ha sottolineato il significato delle oltre 3mila firme raccolte dalla petizione. Alberto Budai (Lega) ha invece chiesto se il limite di 2.400 cremazioni sia adeguato e quale margine di riserva sia stato considerato. Manuela Celotti (Pd) ha sollevato a sua volta interrogativi sulle ragioni alla base della capacità massima prevista.