Un ago, un filo e una tradizione che attraversa i secoli. Nel carcere di Tolmezzo è nato un laboratorio speciale dove il sapere artigianale degli scarpets carnici diventa uno strumento di formazione e una possibile strada verso un nuovo futuro.
Sono nove le persone detenute coinvolte nella prima fase del progetto promosso dalla Fondazione Museo Carnico delle Arti Popolari “Michele Gortani”, dedicato alla realizzazione manuale delle solette degli originali scarpets carnici, le tradizionali calzature che raccontano una delle espressioni più autentiche della cultura delle vallate friulane.
Non ci sono ancora prodotti finiti né numeri di produzione. Il progetto è appena agli inizi, ma il suo valore è già evidente: mettere insieme la tutela di un patrimonio antico e la possibilità di acquisire competenze spendibili anche fuori dal carcere.
La tradizione carnica entra in carcere
L’iniziativa nasce all’interno del progetto “Casa Gortani, tramandare il futuro. A scuola di scarpets e antichi mestieri delle eccellenze artigianali carniche”, con l’obiettivo di recuperare e trasmettere un sapere manuale che rischia di perdersi.
Il laboratorio non è soltanto un corso tecnico. La lavorazione degli scarpets diventa un percorso educativo nel quale il gesto lento della cucitura assume un significato più ampio: imparare un mestiere, sviluppare responsabilità, costruire autostima e riscoprire il valore della cura. Ogni soletta realizzata a mano rappresenta un piccolo tassello di un percorso che collega il passato della Carnia con nuove prospettive personali e professionali.
Trenta ore per imparare un antico mestiere
Il primo modulo formativo prevede 30 ore di corso ed è dedicato alla realizzazione interamente manuale delle solette degli scarpets carnici. A guidare i partecipanti sono due artigiane licenziatarie del marchio di certificazione “Scarpetti”®, che trasmettono tecniche e conoscenze necessarie per lavorare le solette destinate alle calzature realizzate dalle artigiane del territorio.
Gli strumenti necessari sono stati messi a disposizione dal Museo Carnico per tutta la durata del percorso. In prospettiva, le competenze acquisite potranno contribuire alla produzione di solette su misura per gli scarpets certificati, creando un possibile collegamento tra formazione svolta in carcere e mondo dell’artigianato.
“La cultura può diventare uno strumento di cambiamento”
“Siamo felici dell’avvio di questa attività che valorizza un’eccellenza artigianale del territorio montano della nostra regione come il progetto ‘Scarpetti, i scarpets de Cjargne'”, ha spiegato Aurelia Bubisutti, presidente della Fondazione Museo Carnico delle Arti Popolari “Michele Gortani”.
“Crediamo che la cultura e il saper fare tradizionale possano diventare strumenti concreti di inclusione e crescita personale. Per questo il progetto assume un significato particolare all’interno della Casa Circondariale, dove la formazione può contribuire a costruire nuove opportunità per il futuro”, ha aggiunto. La presidente ha inoltre ringraziato la direttrice della Casa Circondariale di Tolmezzo, Irene Iannucci, insieme alla Direzione e al personale dell’istituto, per la collaborazione.
Un paio di scarpets per ricucire un futuro
La forza del progetto sta proprio nella semplicità del gesto: cucire una soletta significa mettere insieme pezzi diversi, dare forma a qualcosa che prima non esisteva.
Un’immagine che diventa anche una metafora del reinserimento: ricostruire percorsi, recuperare competenze e offrire una possibilità nuova attraverso un patrimonio che appartiene alla storia della Carnia. Gli scarpets, nati come calzatura povera delle comunità montane, diventano così un ponte tra memoria e futuro, tra tradizione e riscatto.
