Sala gremita a Claut per “Fora pal mont”, le sedonere protagoniste di una proiezione speciale

La proiezione di Fora pal mont a Claut.

Sala piena e diverse persone rimaste in piedi nella serata di sabato 8 agosto a Claut per la proiezione di “Fora pal mont (I passi rimasti)”, il documentario diretto da Lorena Trevisan e Michele Pastrello dedicato alla storia delle sedonere della Valcellina. Una tappa particolarmente importante nel percorso del film che, dopo la prima nazionale e la partecipazione a diversi festival, è tornato proprio nel territorio dove la storia raccontata ha avuto origine.

Le protagoniste del documentario insieme al pubblico

A rendere speciale la serata è stata soprattutto la presenza delle protagoniste del documentario. In sala c’erano Luigia Protti, Carolina Barzan, Vittoria Della Putta, Teresina Della Putta, Luciana Martini e Fiorina Barzan, ultime testimoni di una vicenda che ha segnato profondamente le comunità dell’alta Valcellina.

Con loro anche Gino Borsatti, partito da bambino fora pal mont al seguito di una zia, e gli stessi registi Lorena Trevisan e Michele Pastrello.

Pastrello ha definito quella di Claut “la proiezione più sentita finora”, sottolineando l’emozione delle sedonere nel vedere trasformata in un film un’esperienza appartenuta direttamente alla loro vita.

Una reazione che ha dato alla serata un significato diverso rispetto alle altre tappe del percorso del documentario: non soltanto la presentazione di un’opera cinematografica, ma una vera e propria restituzione della memoria alla comunità che quella storia l’ha vissuta e custodita.

La storia delle sedonere della Valcellina

“Fora pal mont” racconta infatti la storia delle donne ambulanti di Claut, Cimolais ed Erto che, tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento, lasciavano per mesi le proprie abitazioni per percorrere a piedi le strade del Nord Italia e, in alcuni casi, spingersi anche oltre.

Portavano con sé utensili e oggetti in legno da vendere durante viaggi lunghi e faticosi, affrontati per contribuire all’economia delle proprie famiglie.

Un’esperienza che, accanto ai sacrifici, offriva però a queste donne anche una forma di autonomia e un contatto con il mondo esterno non comuni all’interno delle comunità montane dell’epoca.

Fedriga: “Imprenditrici senza saperlo”

A ricordare l’esperienza delle sedonere è stato anche il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che ha dedicato al documentario e alle sue protagoniste un intervento attraverso i propri canali social.

Fedriga ha sottolineato in particolare il carattere di emancipazione legato alla loro esperienza. Donne che, dopo mesi trascorsi lontano da casa, riportavano nelle vallate non soltanto il denaro guadagnato, ma anche nuove parole, nuove abitudini e nuove possibilità.

Il presidente della Regione le ha definite “imprenditrici senza saperlo”, evidenziando così un aspetto della loro storia che va oltre la necessità economica e racconta anche un percorso di indipendenza personale e sociale.

Fedriga ha ricordato inoltre il riconoscimento ottenuto da “Fora pal mont” con la Menzione d’Onore della Giuria al Premio Vittorio De Seta 2026, definendo quella raccontata dal documentario “una storia friulana di fatica, dignità ed emancipazione che meritava di essere ascoltata”.