Mascherine e distanze, a cena in un ristorante del Friuli dopo il lockdown

Il racconto di una serata al ristorante dopo il lockdown.

Metti una sera a cena. Non è soltanto il titolo di un film del 1969, ma anche la possibilità di tornare nei ristoranti sancita dalla fase due. Ma che aria si respira durante una cena fuori, dopo mesi di lockdown?

Per testarlo sul campo abbiamo scelto un ristorante di Gemona. È l’Aghegole della frazione di Godo. Prenotazione per due fissata per un venerdì di maggio. Alle 20, puntuali, ci presentiamo nel locale. Siamo pronti per la prima cena fuori, dopo tempo immemore di clausura forzata.

Entrando nel locale, la prima cosa che colpisce è il dispenser di gel igienizzante. Un cartello invita a utilizzarlo entrando e uscendo dal ristorante. I tavoli sono separati, secondo nuovi protocolli, e non ci sono barriere tra uno e l’altro. Basta il distanziamento sociale. A impressionare, però, è il “lenzuolo” di plastica trasparente che circonda tutto il lungo bancone e separa il personale dalla clientela in modo netto. Se non fosse per le mascherine addosso – che si tolgono una volta seduti al proprio posto – non sembra una cena diversa dalle altre.

Nessuna “diffidenza” tra avventori, nessuna paura di contagiarsi. Ognuno sta al suo posto, ma senza precauzioni iperboliche. Tre clienti all’interno ne approfittano per un lungo aperitivo e chiacchierano amabilmente, come se nulla fosse. Chi cena al tavolo fa altrettanto, in un’atmosfera rilassata. Fuori, nei tavolini c’è qualche cliente abituale che viene a bere il calice di vino “della staffa”. Insomma, se non fosse per le mascherine calate sul volto durante i movimenti, come per andare in bagno – anche qui la differenza rispetto a prima sta nei flaconi di gel per la clientela – sembrerebbe una serata comune. Come se il coronavirus non si fosse visto. La nostra cena scorre liscia e dopo tre mesi di lockdown si assapora ogni attimo. Uscire e respirare libertà è una bella sensazione.

Uno dei soci di Aghegole, Andrea Madrassi, ci racconta a fine serata la sua fase due. “Con le nuove regole abbiamo dovuto calare i coperti del 15%. Rispetto a prima – evidenzia – mancano le grandi compagnie: come regola accettiamo non più di quattro persone a tavola. Dalla riapertura abbiamo notato un leggero calo di lavoro, ma era prevedibile”. Ma tra i clienti c’è più “timore” rispetto a prima? “Non mi pare di notare questo, anzi sono tutti piuttosto rilassati”. Il minor afflusso di persone ha comunque mostrato i suoi effetti: “Abbiamo un lavoratore in meno – conclude Madrassi -: siamo stati costretti a lasciare a casa una persona con contratto a termine, che non è stato rinnovato. Fino a metà giugno prevediamo una situazione lavorativa piuttosto tranquilla, poi vedremo come andrà”.

A sinistra Andrea Madrassi, socio di Aghegole, a destra un dipendente dell’attività
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