Smart working ma non solo, ecco come i giovani possono far rivivere la montagna del Friuli

Il presidente del Carnia Industrial Park vede nei giovani una grande opportunità per far rinascere la montagna.

“La digitalizzazione, la pandemia e i cambiamenti climatici stanno riportando le aree montane al centro dell’interesse per le nuove generazioni di smart worker e non solo“. Sono le dichiarazioni di Roberto Siagri, presidente del Carnia Industrial Park, in linea con quanto, da tempo va affermando, il premio Nobel Carlo Rubbia che ha appena compiuto 87 anni.

“Non mi stupirebbe vedere che molti giovani, da qui in avanti, decidano, per scelta, di venire a vivere in montagna” continua Siagri. Le motivazioni di una scelta simile potrebbero nascere anche e soprattutto dalle ripercussioni che il clima sta avendo nelle nostre grandi città, in estate, soggette a temperature molto elevate. “Le scelte di questo tipo sono complesse e generate da diversi input – spiega Siagri – sicuramente, la montagna, oggi più che mai può rappresentare un polo di attrazione. Sarebbe interessante poter dibattere di questi temi con Rubbia, in montagna”. 

La Terra sta per superare gli otto miliardi di abitanti. Secondo le stime, nel 2050 il numero crescerà fino a 9,8 miliardi, dei quali 2,3 nella sola Africa. Emergeranno giganteschi problemi di coesistenza e di sussistenza, anche perché l’irreversibile tendenza all’urbanizzazione organizzerà la vita degli umani attraverso lo sviluppo incontrollato in grandi megalopoli da decine e decine di milioni di abitanti.  “Così com’è strutturato oggi, il pianeta non è in grado di consentire un’esistenza decente a quasi dieci miliardi di umani. Basta guardare al cambiamento climatico in atto. Abbiamo però davanti a noi una strada fantastica, che è la trasformazione digitale, attraverso cui riorganizzare le attività basilari della vita: il cibo e l’acqua, l’uso delle materie prime e la qualità dell’aria. Per tutto ciò è indispensabile attrezzarci immediatamente per un cambio del modello di produzione. Questo cambio avrà bisogno di tempo per affermarsi, e naturalmente avrà dei costi. Ma è l’unica strada praticabile per evitare conseguenze più gravi” spiega Siagri.

L’impronta ecologica-digitale che Siagri pone al centro della sua riflessione prevede la trasformazione dal tangibile all’intangibile, ossia, in estrema sintesi, il passaggio dalla vendita del prodotto alla vendita delle prestazioni che si ottengono dal prodotto, ovvero il suo servizio. “Guardiamo ai giovani. Tra le nuove generazioni il concetto di sharing, ovvero la condivisione di un prodotto tramite il suo uso, anziché la sua proprietà, è assai più diffuso rispetto a chi appartiene alla generazione boomer”.

I segnali della trasformazione digitale applicata alla vita quotidiana si moltiplicano costantemente. Spesso Millennials e Generazione Z non hanno alcun bisogno di possedere un’automobile, oppure acquistare vestiti costosi. Nella moda, a livello popolare, spopola il fast fashion: prodotti di modesta qualità a prezzi accessibili a tutti.  

“Le nuove generazioni hanno una maggiore attitudine all’ecologia e all’assenza di sprechi – aggiunge Siagri – . Ma soprattutto, essendovi tra loro moltissimi cosiddetti nativi digitali, sono già protagonisti del mondo che verrà“. Dal possesso all’uso. Anche perché il passaggio-chiave per il modello di produzione che verrà riguarda due elementi essenziali per la sopravvivenza: l’acqua e il cibo. “Non abbiamo più tanta terra da usare per espandere l’agricoltura. Però la tecnologia ci viene incontro con le coltivazioni aeroponiche: 90% in meno di acqua e pochissimo uso di suolo, e non c’è bisogno di usare pesticidi. Troveremo così nuovi spazi di coltivazione ad alta produzione e in sviluppo verticale, con tecniche avanzatissime di illuminazione e regolazione. Dovremo rinunciare alla carne animale e adattarci alla carne sintetica prodotta da cellule staminali animali, o meglio ancora alle proteine vegetali. Alla lunga non sarà più sostenibile consumare 50 litri d’acqua potabile per ottenere un chilo di carne bovina“.

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