La tragedia dei magazzini abbandonati del Porto Vecchio di Trieste, dove un incendio è costato la vita a due giovani, apre un duro confronto politico sulle condizioni delle persone che vivono negli edifici dismessi e sulle responsabilità delle istituzioni.
La Procura ha aperto un fascicolo per fare luce sull’accaduto e sulle cause del rogo, mentre dalle opposizioni arrivano accuse sulla gestione dell’accoglienza e richieste di interventi immediati. Il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, ha invece criticato le polemiche nate dopo la tragedia.
Le vittime sono un giovane di origine marocchina e una ragazza italiana, entrambi tra i 20 e i 30 anni. I loro corpi sono stati individuati dai soccorritori durante le operazioni di spegnimento dell’incendio, che ha interessato i magazzini 18 e 19. Le operazioni sono proseguite per diverse ore.
Una tragedia che richiama quelle dello scorso inverno
Non è la prima volta che la morte di persone senza un alloggio riporta al centro il problema di chi trova riparo in edifici abbandonati in Friuli Venezia Giulia. Lo scorso inverno, a Udine, due cittadini pakistani erano stati trovati morti in un casolare dismesso: secondo le ricostruzioni, erano deceduti per un’intossicazione da monossido di carbonio mentre cercavano di riscaldarsi. Pochi giorni dopo, un altro giovane era stato trovato morto in una struttura abbandonata del Porto Vecchio di Trieste.
A distanza di mesi, un nuovo incendio nello stesso complesso triestino è costato la vita ad altre due persone. Una successione di tragedie che ripropone interrogativi sulle condizioni in cui vivono le persone senza dimora, sulle soluzioni di accoglienza disponibili e sugli interventi messi in campo dopo i precedenti casi. Interrogativi che oggi tornano al centro del confronto politico.
Le accuse: “Morti annunciate”
Tra le prime reazioni, quella della consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra Serena Pellegrino e del deputato Marco Grimaldi, che hanno definito le due morti “morti annunciate”, chiamando in causa Comune, Prefettura e Regione. Secondo i due esponenti, la tragedia è il risultato di una situazione di precarietà e di una mancanza di risposte strutturali per le persone senza un alloggio.
Pellegrino e Grimaldi chiedono l’apertura immediata di una struttura di accoglienza a bassa soglia. Richiamano inoltre le segnalazioni del Consorzio Italiano di Solidarietà sulla disponibilità di una settantina di posti in appartamenti che, secondo quanto riferito, non sarebbero utilizzati. Tra le questioni sollevate anche la mancata apertura dell’ex mercato di via Flavio Gioia e i tempi delle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale. I due annunciano interrogazioni in Parlamento e in Consiglio regionale.
Anche il consigliere regionale di Open Sinistra Fvg Furio Honsell parla di una tragedia che si sarebbe potuta evitare e critica le scelte delle istituzioni in materia di accoglienza. Honsell sostiene che le proposte per destinare risorse a questo settore siano state respinte e denuncia quella che definisce una strategia politica di abbandono.
Sulla necessità di un cambio di approccio interviene anche Giulia Massolino, consigliera regionale di Patto per l’Autonomia-Civica Fvg. Massolino ricorda che le condizioni di precarietà nell’area erano note da tempo e chiede alle istituzioni di assumersi le proprie responsabilità, evitando che il confronto si trasformi in uno scaricabarile. Se, come ipotizzato, l’incendio fosse stato provocato da un sistema di riscaldamento improvvisato, osserva, si tratterebbe di un ulteriore segnale di condizioni di vita inaccettabili.
La Cgil di Trieste e la Cgil Fvg, con Massimo Marega e Michele Piga, invitano a interrogarsi sulle condizioni in cui si trovano le persone che vivono negli spazi abbandonati e criticano un approccio concentrato sulla sicurezza senza adeguate risposte sul piano sociale. Anche il sindacato richiama la presenza di posti di accoglienza che, secondo quanto segnalato, resterebbero inutilizzati.
La replica di Fedriga: “Le polemiche cadono del tutto”
Alle accuse ha replicato il presidente della Regione Massimiliano Fedriga, che ha invitato a fermare lo scontro politico davanti alla morte dei due giovani.
“Di fronte a una simile tragedia, le polemiche emerse in queste ore cadono del tutto. Risulta infatti preoccupante, oltre che vergognosa, la responsabilità di alimentare contrasti politici a fronte della drammatica perdita di due vite umane, tra le quali quella una cittadina italiana”, ha dichiarato il governatore.
Fedriga ha quindi contestato ogni tentativo di strumentalizzare la vicenda e ha criticato chi, a suo giudizio, cerca di alimentare contrapposizioni politiche in un momento segnato dalla perdita di due vite.
Una posizione più cauta arriva dal consigliere regionale del Partito democratico Francesco Russo, secondo il quale questo è innanzitutto il momento del dolore e non delle polemiche. Russo sottolinea che sicurezza e umanità non sono obiettivi in contrasto e che le risposte devono tenere insieme legalità, decoro e dignità delle persone.
La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Rosaria Capozzi chiede che la morte dei due giovani diventi un punto di svolta. Richiama le condizioni di chi trova riparo nei magazzini dismessi, le difficoltà nell’accesso alle strutture di accoglienza e i ritardi nelle procedure per i richiedenti asilo. Sull’origine del rogo, ogni ipotesi resta comunque da verificare attraverso gli accertamenti degli investigatori.
Roberti: “Evitare letture affrettate”
Linea di cautela da parte dell’assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti, che invita ad attendere gli accertamenti prima di ricondurre la tragedia a una specifica questione sociale.
“In un momento di sgomento come questo, è necessario evitare letture affrettate e soluzioni semplicistiche. Attendiamo che i Vigili del fuoco e le autorità competenti chiariscano le esatte dinamiche dell’accaduto e che venga ricostruita la situazione delle persone coinvolte”, ha dichiarato.
Roberti aggiunge che, se venissero confermate le prime indiscrezioni circolate, “non avremmo a che fare con un dramma legato all’immigrazione e all’accoglienza, ma con una situazione diversa, molto più simile a quella già riscontrata in passato in occasione dei fatti di cronaca verificatisi, sempre a Trieste, nell’ex iutificio di via Svevo”.
Una manifestazione in piazza Libertà
La tragedia ha suscitato anche una mobilitazione pubblica. Per le 18.30 è stata annunciata in piazza Libertà una manifestazione dal titolo “Fiori e collera”, per ricordare le due vittime e chiedere il diritto di ogni persona a vivere in condizioni di sicurezza e dignità.
“Con i fiori in mano, le candele accese e la rabbia in corpo. Scendiamo in strada per ricordare queste vite e per rivendicare il diritto di ogni essere umano a vivere in sicurezza e con dignità”, è l’appello rivolto alla cittadinanza.

