Controlli serrati della Guardia di finanza contro il lavoro sommerso nella provincia di Pordenone. Nei primi due mesi dell’anno le Fiamme Gialle hanno individuato 32 lavoratori irregolari, di cui 8 completamente “in nero”, nel corso di verifiche effettuate soprattutto nei settori della ristorazione e del commercio al dettaglio.
Le attività ispettive sono state condotte dai reparti dipendenti dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Pordenone, con l’obiettivo di contrastare fenomeni di illegalità economica e tutelare i lavoratori privi delle necessarie garanzie contrattuali, previdenziali e assistenziali.
Otto lavoratori in nero e 24 irregolari
Nel dettaglio, durante i controlli sono stati individuati 8 lavoratori completamente in nero, cioè privi di qualsiasi forma di contratto, e 24 lavoratori irregolari, la cui posizione non risultava conforme alle normative previste in materia di lavoro.
Le verifiche hanno riguardato complessivamente otto operatori economici, nei confronti dei quali i finanzieri hanno contestato la cosiddetta maxisanzione per lavoro nero, prevista dalla normativa quando viene impiegato personale senza regolare assunzione.
Proposta la sospensione di cinque attività
In cinque casi la situazione è risultata particolarmente grave. Per queste imprese è stata infatti avanzata alla Direzione dell’Ispettorato territoriale del lavoro la proposta di sospensione dell’attività imprenditoriale, poiché la percentuale di lavoratori senza contratto superava il 10% del personale regolarmente assunto, soglia oltre la quale la legge consente l’interruzione temporanea dell’attività.
Irregolarità anche nei pagamenti e nelle ritenute fiscali
Le operazioni di polizia economico-finanziaria hanno inoltre portato alla luce ulteriori irregolarità. In alcuni casi i responsabili delle imprese controllate non avrebbero versato le ritenute fiscali relative alle retribuzioni corrisposte ai dipendenti, per un importo complessivo superiore ai 10 mila euro.
In altre situazioni, invece, i compensi ai lavoratori sarebbero stati pagati con strumenti non tracciabili, in violazione delle norme che impongono metodi di pagamento verificabili proprio per contrastare il lavoro sommerso.
L’attività della Guardia di finanza si inserisce nel più ampio impegno delle forze di controllo nel contrasto all’evasione fiscale e allo sfruttamento lavorativo. L’obiettivo è garantire condizioni di concorrenza leale tra le imprese e, allo stesso tempo, tutelare i diritti dei lavoratori, assicurando il rispetto delle norme retributive, previdenziali e di sicurezza sui luoghi di lavoro.

