Omicidio Regeni, oggi la sentenza per i quattro 007 egiziani

La Corte d’Assise di Roma è riunita in camera di consiglio. Per i quattro imputati la Procura ha chiesto un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo

È il giorno della sentenza nel processo per la morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto nel 2016 dopo essere stato sequestrato e torturato. A quasi undici anni dal ritrovamento del suo corpo, la prima Corte d’Assise di Roma è chiamata a pronunciarsi sulle responsabilità dei quattro uomini appartenenti agli apparati di sicurezza egiziani finiti sotto processo.

I giudici sono entrati in camera di consiglio e la lettura del dispositivo è prevista attorno alle 18 di oggi, lunedì 28 settembre. Sul banco degli imputati ci sono il generale Tariq Sabir, i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif.

Le richieste dell’accusa

Nel corso della requisitoria, il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha chiesto pene molto pesanti: l’ergastolo per uno degli imputati e 17 anni e mezzo di carcere per gli altri tre. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il processo avrebbe consentito di mettere insieme un quadro fondato non su impressioni o interpretazioni emotive, ma su una serie di elementi raccolti e verificati nel corso del procedimento.

La Procura ha richiamato in particolare la documentazione acquisita, le testimonianze, gli accertamenti tecnici e scientifici, oltre ai riscontri esterni e alle verifiche svolte durante il dibattimento. Tutti elementi che, secondo l’accusa, convergerebbero nella ricostruzione delle responsabilità legate al sequestro, alle torture e alla morte del giovane ricercatore.

La lunga battaglia della famiglia Regeni

Ad attendere la decisione c’è anche la famiglia di Giulio Regeni, accompagnata dall’avvocata Alessandra Ballerini, che ha ricordato il lungo percorso affrontato per arrivare fino al processo. La legale ha sottolineato come il procedimento sia stato preceduto da anni difficili, segnati da continui ostacoli, e ha ringraziato tutte le persone che hanno sostenuto la famiglia, dalla cosiddetta scorta mediatica fino al “popolo giallo” che ha continuato a chiedere verità e giustizia.

Secondo Ballerini, essere riusciti ad arrivare a una sentenza costituisce già un risultato importante, considerando quanto sembrasse difficile, soprattutto nei primi anni, vedere celebrato un processo in Italia. La famiglia Regeni, tuttavia, attende ora il verdetto della Corte. L’avvocata ha inoltre ricordato come, a suo giudizio, le autorità egiziane abbiano cercato in più occasioni di impedire o rallentare il procedimento. Ha quindi evidenziato la determinazione dei genitori di Regeni, sostenendo che la loro battaglia abbia avuto un valore che va oltre la vicenda personale e riguarda anche la tutela dei diritti fondamentali.