A 18 anni dall’omicidio Tulissi: perché la Cassazione ha assolto Calligaris

Sono passati troppo pochi minuti tra il rientro a casa e i presunti spari per ipotizzare un litigio finito in omicidio. È uno dei passaggi centrali delle motivazioni con cui la Corte di Cassazione, lo scorso maggio, ha annullato la condanna a 16 anni di Paolo Calligaris per la morte della compagna Tatiana Tulissi, uccisa a Manzano nel novembre 2008.

Le motivazioni della sentenza sono state rese note oggi. Per l’omicidio Tulissi, dopo quasi 18 anni e sette gradi di giudizio, l’assoluzione di Calligaris per non aver commesso il fatto è ora definitiva.

Il nodo dei pochi minuti prima degli spari

Secondo quanto riferito dalla Tgr Rai Fvg, uno degli elementi centrali del ragionamento della Cassazione riguarda il breve intervallo tra il rientro a casa di Calligaris e i presunti spari. Un tempo ritenuto insufficiente per ipotizzare un litigio tra i due culminato nell’omicidio.

L’avvocato Rino Battocletti, difensore di Calligaris, ha commentato la decisione parlando di una sentenza garantista, fondata sul principio del ragionevole dubbio.

“Si tratta di una sentenza che pone fine a un calvario giudiziario che è durato un tempo irragionevole rispetto a una vicenda che la stessa Cassazione dice non avrebbe dovuto nemmeno iniziarsi, e quindi è una sentenza molto garantista, in applicazione del principio del ragionevole dubbio, e che assolve in via definitiva Paolo Calligaris per non aver commesso il fatto”, ha dichiarato il legale.

L’omicidio di Tatiana Tulissi a Manzano

Tatiana Tulissi era stata trovata morta l’11 novembre 2008 nel giardino della casa di Manzano in cui viveva con Calligaris. La donna era stata tramortita con un colpo alla testa e uccisa con tre colpi di pistola. L’arma non è mai stata ritrovata.

Il processo, basato su elementi indiziari, aveva portato nel 2019 a una prima condanna di Calligaris in udienza preliminare. Nel 2021 la Corte d’Assise d’Appello di Trieste lo aveva assolto perché il fatto non sussiste. Nel 2022 la Cassazione aveva annullato quella sentenza, disponendo un nuovo processo davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Venezia. Nel dicembre 2023 i giudici veneziani avevano confermato la condanna a 16 anni.

La difesa aveva presentato un nuovo ricorso in Cassazione, che aveva disposto un ulteriore annullamento con rinvio a un’altra sezione della Corte d’Appello di Venezia. Nel marzo 2025 era arrivata una nuova conferma della condanna a 16 anni, poi annullata definitivamente dalla Cassazione nel maggio 2026.