La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna nei confronti di Paolo Calligaris, l’imprenditore friulano accusato dell’omicidio della compagna Tatiana Tulissi, uccisa a Manzano l’11 novembre 2008. Per i giudici della Suprema Corte, l’imputato “non ha commesso il fatto”.
La decisione riguarda la sentenza pronunciata nel marzo 2025 dalla Corte d’Assise d’Appello di Venezia, che aveva condannato Calligaris a 16 anni di reclusione.
La decisione della Cassazione
Con l’annullamento senza rinvio, la Cassazione ha chiuso il procedimento a carico di Calligaris con una formula netta. La difesa, che nel corso degli anni ha sempre sostenuto l’estraneità dell’imprenditore, ha ribadito la propria posizione: Calligaris non ha commesso il fatto.
Per l’uomo si tratta dell’ennesimo passaggio giudiziario in una vicenda processuale lunga e complessa, segnata da sentenze diverse e da più interventi della Cassazione. Calligaris, nel corso dell’intero iter, si è sempre proclamato innocente.
L’omicidio di Tatiana Tulissi a Manzano
Tatiana Tulissi aveva 37 anni quando venne uccisa l’11 novembre 2008. La donna era rientrata da poco dal lavoro, in un’azienda di Percoto, e si trovava nel giardino della villa di Manzano dove viveva con Calligaris. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, la donna venne prima colpita alla testa con un corpo contundente e poi uccisa con tre colpi di pistola calibro 38. L’arma del delitto non è mai stata ritrovata.
Una vicenda processuale lunga e complessa
Il procedimento a carico di Calligaris, basato su un quadro definito fortemente indiziario, era iniziato a Udine. Nel 2019 l’imprenditore era stato condannato in udienza preliminare. Due anni più tardi era arrivata l’assoluzione da parte della Corte d’Assise d’Appello di Trieste, con la formula “perché il fatto non sussiste”.
Quella sentenza era stata poi annullata dalla Cassazione nel 2022, con rinvio alla Corte d’Assise d’Appello di Venezia. Nel dicembre 2023 i giudici veneziani avevano confermato la condanna a 16 anni, ma anche quella decisione era stata impugnata dalla difesa.
Nel settembre 2024 la Cassazione era intervenuta nuovamente, annullando la sentenza e disponendo un nuovo processo davanti a un’altra sezione della Corte d’Assise d’Appello di Venezia. A marzo 2025 era arrivata una nuova condanna a 16 anni, ora annullata definitivamente dalla Suprema Corte.
