La Corte d’appello di Trieste discuterà il 27 maggio i ricorsi sulla sentenza di primo grado per la tragedia avvenuta nel 2019 a Udine.
Sarà la Corte d’appello di Trieste a tornare sul caso della morte di Penelope Cossaro, la bambina di 7 anni deceduta nel novembre 2019 dopo essere stata travolta da un’acquasantiera all’interno della chiesa di Santa Chiara, nel complesso dell’educandato Uccellis di Udine. La discussione è stata fissata per il prossimo 27 maggio.
La vicenda giudiziaria riparte quindi dal secondo grado, dopo la sentenza emessa dal tribunale di Udine nel giugno 2024. In quell’occasione il docente di religione e padre spirituale della scuola, Ioan Marginean Cocis, era stato condannato a 2 anni e 4 mesi per omicidio colposo, mentre la dirigente scolastica Anna Maria Zilli era stata assolta.
La doppia impugnazione della sentenza
A portare il caso davanti alla Corte d’appello sono stati due distinti ricorsi, poi riuniti in un unico procedimento. Da un lato la Procura di Udine ha impugnato l’assoluzione della dirigente scolastica, dall’altro la difesa di Cocis ha contestato la condanna inflitta in primo grado. L’udienza del 27 maggio servirà quindi a riesaminare l’intero impianto della sentenza, valutando nuovamente le responsabilità legate alla tragedia avvenuta durante una lezione di catechismo.
La linea difensiva del docente punta a mettere in discussione la valutazione delle prove fatta dal tribunale. Secondo i legali, la chiesa di Santa Chiara era un ambiente regolarmente utilizzato e ritenuto sicuro, anche alla luce dei lavori di ristrutturazione effettuati negli anni precedenti.
In questa prospettiva, la responsabilità sulla sicurezza della struttura non sarebbe attribuibile al padre spirituale, ma ai soggetti incaricati della gestione e manutenzione dell’immobile, oltre che alla dirigenza scolastica e agli enti proprietari. Di segno opposto la posizione dei difensori della dirigente scolastica, che ribadiscono la correttezza della decisione di primo grado e la totale estraneità della loro assistita rispetto ai fatti contestati.
