Referendum, città contro provincia: il territorio spinge la riforma, i capoluoghi frenano

L’analisi del dati del referendum sulla giustizia in Friuli Venezia Giulia restituisce l’immagine di una regione profondamente spaccata su due fronti. Da un lato la netta divisione territoriale tra le province di Udine e Pordenone, dove il Sì ha trionfato con decisione, e quelle di Trieste e Gorizia, rimaste ancorate al No.

Dall’altro, una frattura ancora più sottile e trasversale: quella tra i capoluoghi e la provincia. Se nei centri urbani maggiori la riforma della giustizia è stata frenata o bocciata, è stata la spinta del territorio profondo a ribaltare i verdetti cittadini, trascinando il consenso verso percentuali schiaccianti nelle aree friulane e pordenonesi.

L’isolamento dei capoluoghi e il fronte del No

Trieste e Gorizia si sono scoperte roccaforti della resistenza alla riforma. Nel capoluogo regionale il No ha vinto con uno scarto di sei punti percentuali, con il picco di Sgonico che ha sfiorato un clamoroso 70%. Unica eccezione nel triestino è Muggia, dove il Sì ha prevalso con il 56%. Anche a Gorizia città il verdetto è stato contrario, seppur per una manciata di appena 56 voti.

Degno di nota anche il caso di Monfalcone, dove il No ha ottenuto il 51,65% nonostante il solido radicamento elettorale del centrodestra locale.

Il dato che però assume il maggior peso politico riguarda Udine e Pordenone. Nonostante il trionfo del Sì nei rispettivi territori provinciali, i due capoluoghi friulani hanno remato controcorrente: Udine città ha bocciato la riforma con il 52,27% e Pordenone ha seguito la stessa scia per pochissime schede.

La valanga del Sì nel Friuli profondo

Appena varcati i confini comunali delle grandi città, lo scenario muta radicalmente. In provincia di Udine il Sì ha dilagato quasi ovunque, superando il 60% in oltre settanta comuni. La Carnia e le valli sono state il vero motore del consenso: Paularo ha guidato la classifica con un netto 74,22%, seguita da Forni di Sopra e Sappada, entrambe sopra la soglia del 73%.

In contrapposizione, ci sono le enclave del No rimaste nella Bassa friulana, come Terzo d’Aquileia, Ruda, Cervignano, Aquileia e Fiumicello. Anche centri popolosi e strategici come Lignano, Tarcento e San Daniele hanno marciato compatti verso il Sì, confermando una tendenza che vede la provincia muoversi a una velocità opposta rispetto al capoluogo udinese.

Il cuore del territorio oltre il Tagliamento

Lo stesso schema si è ripetuto nel pordenonese, dove la provincia ha trainato il risultato complessivo nonostante l’esitazione del capoluogo. I comuni più popolosi del territorio hanno garantito percentuali di Sì molto solide, con Azzano Decimo (62,70%), Fiume Veneto e Sacile a guidare la spinta riformista.

Il record provinciale appartiene a Cimolais, dove il Sì ha toccato il 72,62%, confermando come il consenso alla riforma si sia fatto più denso man mano che ci si allontana dai centri urbani. In tutta l’area pordenonese solo Andreis e Frisanco hanno mantenuto una posizione contraria, restando fedeli a un No che in questa tornata elettorale è rimasto confinato quasi esclusivamente nei perimetri delle grandi città regionali.