Legambiente Fvg contro la diaframmatura degli argini di Torre e Isonzo.
Le imponenti opere di diaframmatura degli argini lungo l’Isonzo e il Torre, avviate dal Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, riaprono il dibattito sulle modalità di intervento per la riduzione del rischio idraulico. Quella che per il Consorzio è una protezione necessaria, per Legambiente rappresenta un irrigidimento strutturale massiccio che impedirà qualsiasi futuro intervento di rinaturazione o gestione eco-idraulica del territorio.
“Storicamente, la risposta alle alluvioni si è basata sull’innalzamento e sul restringimento degli argini verso l’alveo, una pratica che finisce per velocizzare la corrente e spostare il pericolo sempre più a valle“, commenta Legambiente. Secondo l’associazione ambientalista, procedere oggi con l’inserimento di setti in cemento o acciaio per 33 chilometri significa ignorare che proprio queste opere di regimazione diffusa sono parte del problema e non la soluzione definitiva.
Il Regolamento UE.
“Tale tecnica, pur essendo giustificabile in tratti specifici a protezione dei centri abitati, viene contestata quando applicata indistintamente su entrambe le sponde per decine di chilometri”. Per Legambiente si tratta di un’ingessatura del territorio ingiustificabile sotto il profilo tecnico, ecologico ed economico, specialmente alla luce del nuovo Regolamento UE 2024/1991. La cosiddetta Nature Restoration Law prevede infatti tecniche basate sulla natura per ripristinare la connettività fluviale, come l’arretramento degli argini e la creazione di aree di espansione sicure per far defluire le acque in eccesso.
Il tema è stato recentemente discusso in un incontro tra i circoli di Gorizia, Monfalcone e il Regionale di Legambiente con il Consorzio di Bonifica. Quest’ultimo ha dichiarato che il progetto originario era più contenuto, ma che il confronto con l’Autorità di Bacino ha ridefinito obiettivi, modalità e costi dell’intervento attuale.
La richiesta alla Regione.
La critica degli ambientalisti rimane ferma: prima di procedere con la cementificazione, devono essere verificate tutte le condizioni esposte nel nuovo Regolamento europeo e non il processo inverso. Il Presidente regionale di Legambiente ha dunque rivolto un appello alla Regione per ripensare l’intervento, almeno nelle parti non ancora progettate, aprendo finalmente il campo a soluzioni alternative e meno invasive.




