Prezzi dei carburanti, in Friuli Venezia Giulia il rincaro più alto d’Italia per la benzina

I dati della Cna sui prezzi del carburante: in Fvg da fine febbraio l’aumento è di 29,2 centesimi.

Il Friuli Venezia Giulia è la regione italiana dove il prezzo della benzina è cresciuto maggiormente rispetto alla fine di febbraio. Secondo l’elaborazione della CNA sui dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’aumento ha raggiunto i 29,2 centesimi al litro, portando il prezzo medio del self service da circa 1,651 a 1,943 euro.

Un incremento superiore alla media nazionale, dove la benzina è rincarata di 24,3 centesimi, pari al 14,6%. Il Friuli Venezia Giulia è inoltre tra i territori più costosi d’Italia: per la benzina si colloca al terzo posto, mentre per il gasolio occupa ancora la terza posizione con un prezzo medio di 2,084 euro al litro.

Dove sono i maggiori aumenti della benzina

Il rincaro più elevato della benzina è stato registrato proprio in Friuli Venezia Giulia, dove il prezzo è passato da circa 1,651 euro di fine febbraio agli attuali 1,943 euro al litro. L’aumento è stato quindi di 29,2 centesimi, il più consistente tra tutte le regioni italiane. Seguono Piemonte e Toscana, con rincari intorno ai 28 centesimi, e Lazio e Molise, dove l’incremento si avvicina ai 27,8 centesimi.

La nostra regione risulta inoltre tra i territori più costosi del Paese. Per la benzina si colloca al terzo posto, dopo Bolzano, dove il prezzo medio è di 1,961 euro al litro, e la Sicilia, con 1,944 euro. Subito dopo la regione si trovano Valle d’Aosta, Molise e Calabria.

Gasolio sopra i due euro in tutta Italia

A livello nazionale la situazione è ancora più pesante per diesel, che ha ormai superato la soglia dei due euro anche nelle regioni dove i prezzi risultano più contenuti. Il territorio più caro è Bolzano, dove il gasolio costa mediamente 2,10 euro al litro. Seguono la Sicilia con 2,090 euro e il Friuli Venezia Giulia con 2,084 euro, davanti a Valle d’Aosta, Calabria e Sardegna.

Anche sul fronte dei rincari del gasolio, il Fvg si trova ai vertici della classifica nazionale. Rispetto alla fine di febbraio, il diesel è aumentato di 37,6 centesimi al litro, il terzo incremento più elevato d’Italia. Al primo posto si trova la Sicilia, dove il prezzo è salito da circa 1,692 a 2,090 euro, con un aumento di 39,8 centesimi. Segue la Campania con 38,6 centesimi, mentre il Veneto registra un rincaro di 37,3 centesimi.

Bolzano la più cara in assoluto, prezzi più bassi nelle Marche

La provincia autonoma di Bolzano guida la graduatoria italiana dei prezzi sia per la benzina sia per il gasolio. Fare rifornimento costa mediamente 1,961 euro al litro per la verde e 2,10 euro per il diesel. All’estremo opposto si trovano le Marche, dove la benzina costa 1,903 euro al litro e il gasolio 2,037 euro. Anche nella regione meno cara d’Italia, dunque, il diesel ha superato la soglia dei due euro.

Tra Bolzano e le Marche la differenza è di 5,8 centesimi al litro per la benzina e di 6,3 centesimi per il gasolio. Tra i territori con i prezzi più bassi figurano anche Lazio, Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia e Umbria.

L’impatto dei rincari sulle imprese

L’aumento dei carburanti rischia di avere conseguenze significative anche per le aziende. Secondo la CNA, per un’impresa che consuma mille litri, un rincaro di 40 centesimi comporta una maggiore spesa di circa 400 euro. Un costo che cresce rapidamente per le attività di trasporto, installazione, manutenzione, assistenza, costruzione e consegna e che non sempre può essere trasferito sui prezzi finali.

“Carburanti ed energia stanno tornando a muoversi nella stessa direzione, quella sbagliata per le imprese e per le famiglie”, ha dichiarato il presidente nazionale della CNA, Dario Costantini. Per le piccole imprese, ha sottolineato Costantini, non si tratta di costi marginali, ma di spese necessarie per raggiungere i clienti, consegnare le merci, riscaldare i locali e mantenere in funzione laboratori e macchinari. Quando i rincari si sommano, finiscono per comprimere i margini, frenare gli investimenti e ridurre la competitività.

La CNA chiede quindi di rafforzare la trasparenza nella formazione dei prezzi, intensificare i controlli lungo le filiere e costruire una politica energetica strutturale capace di garantire maggiore stabilità e costi sostenibili.