I dati Legambiente sulla qualità dell’aria in Fvg.
Un presente che rassicura, ma un futuro che preoccupa: è la fotografia scattata dal report “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente sulla qualità dell’aria in Friuli Venezia Giulia. Se guardiamo alle norme attuali, i capoluoghi regionali superano l’esame; se però proiettiamo i dati verso i nuovi limiti europei in vigore dal 2030, la regione scopre di avere più di qualche criticità da risolvere.
Polveri sottili: il Fvg tiene il passo
Il dato positivo riguarda il Pm10. Nessuna città della regione rientra tra le 55 realtà italiane che hanno superato la soglia di 20 µg/mc, il limite che diventerà vincolante tra quattro anni. Le centraline Arpa urbane hanno registrato medie rassicuranti: Gorizia è la più virtuosa con 15 µg/mc, seguita da Trieste e Udine (16 µg/mc). Pordenone, pur restando entro i parametri, segna il valore più alto della regione con 19 µg/mc.
L’allarme polveri ultrasottili: Pordenone e Udine in affanno
La situazione si complica per il Pm2.5, le polveri ancora più fini e pericolose per la salute. Qui il limite futuro sarà di 10 µg/mc e, nel 2025, quasi tutti i capoluoghi friulani sono risultati “fuorilegge”: Pordenone, con 13 µg/mc dovrà ridurre le concentrazioni del 23%.
Udine, con 12 µg/mc necessita di un calo del 13%; Gorizia, con 11 µg/mc dovrà scendere del 9%. Solo Trieste è riuscita a restare esattamente sulla soglia dei 10 µg/mc, evitando per un soffio lo sforamento.
Biossido di azoto: lo smog da traffico tradisce Pordenone e Trieste.
Il vero “nervo scoperto” per la regione è però il biossido di azoto, inquinante prodotto principalmente dai motori diesel. Pordenone e Trieste sono finite nella lista delle 40 città italiane con i livelli più alti di questo gas.
Per rientrare nel limite di 20 µg/mc previsto per il 2030, la sfida sarà impegnativa: Pordenone (che oggi viaggia a una media di 25 µg/mc) deve tagliare le emissioni del 20%, mentre Trieste (21 µg/mc) deve ridurle del 3%.
Verso il 2030: cosa serve?
Il rapporto di Legambiente è chiaro: i risultati attuali, seppur entro i limiti di legge odierni, non bastano a garantire la protezione della salute nel lungo periodo. Per evitare che i capoluoghi del Fvg diventino stabilmente “fuorilegge” tra quattro anni, secondo l’associazione ambientalista occorrono interventi strutturali sulla mobilità urbana e sul riscaldamento domestico, le due fonti principali di inquinamento nella nostra regione.




