Nuovo filone di inchiesta sull’incidente in cui morì Matteo Pittana.
La Procura di Udine ha aperto un nuovo filone di indagine sulla morte di Matteo Pittana, il 20enne deceduto il 19 febbraio 2024 a Gemona dopo che l’auto su cui viaggiava è finita nel canale Ledra. Nei confronti degli altri due ragazzi sul veicolo, ora indagati, sono ipotizzati reati di distruzione, soppressione o sottrazione del cadavere, con accuse alternative di occultamento e favoreggiamento.
Cosa era accaduto.
Quella notte, Pittana si trovava sul sedile posteriore di una Bmw 320 con le cinture allacciate quando il veicolo uscì di strada in via delle Turbine, urtò la spalletta del canale Ledra e finì in acqua. I due ragazzi a bordo riuscirono a salvarsi, mentre il giovane morì sul colpo, come confermato dall’autopsia: nei polmoni non fu trovata acqua.
Il guidatore della Bmw aveva patteggiato due anni e sei mesi di reclusione per omicidio stradale aggravato dalla fuga. Come riporta il Messaggero Veneto, ora, insieme all’altro passeggero, dovrà comparire davanti al gup per rispondere delle nuove ipotesi di reato, scaturite dall’esposto dei familiari di Pittana.
Secondo la Procura, il comportamento dei due sopravvissuti, che non avvisarono immediatamente i soccorsi né segnalarono la presenza del ventenne nell’auto, avrebbe permesso la distruzione o l’occultamento del cadavere. Nei confronti dell’altro ragazzo è contestato anche il favoreggiamento.
Nei primi interrogatori, i due avevano raccontato di essersi bagnati in un fiume per una scommessa e negarono l’incidente e la presenza di Pittana nell’auto. Solo successivamente ammisero di essere coinvolti nel sinistro, continuando però a non riferire della vittima. La nuova inchiesta rappresenta un passo cruciale per i familiari del giovane, che puntano a chiarire ogni dettaglio della tragica notte.
