Il tema della privatizzazione della sanità in Fvg.
Privatizzazione della sanità e carenza di medici al centro del confronto andato in scena a Udine nel dibattito “Pubblico versus Privato”, promosso nell’ambito della dodicesima edizione della Scuola di Politica ed Etica Sociale (Spes) dell’Arcidiocesi di Udine. Un’occasione che ha visto l’assessore regionale alla Salute e Politiche sociali Riccardo Riccardi rispondere alle critiche dell’opposizione, rappresentata dalla consigliera regionale Manuela Celotti.
Privatizzazione della sanità: i numeri.
“Il mantra secondo cui in Friuli Venezia Giulia si starebbe privatizzando la sanità non trova alcun riscontro nei dati”, ha ribadito Riccardi. A sostegno della sua tesi, l’assessore ha citato i numeri: nel 2024 il rapporto tra risorse destinate al privato accreditato e fondo sanitario regionale è pari al 3,82%, contro il 3,65% del 2019. “La media nazionale supera il 9% e arriva al 10% in regioni con orientamenti politici completamente diversi”, ha sottolineato.
Un sistema sanitario misto.
Nel suo intervento, Riccardi ha difeso con decisione il ruolo del sistema pubblico, richiamando l’articolo 32 della Costituzione. “Le leve del governo della sanità devono restare saldamente pubbliche. Guai a pensare che il sistema pubblico ceda criteri, condizioni e controllo di un diritto fondamentale che deve essere garantito a tutti in modo universale”, ha affermato.
Allo stesso tempo, l’assessore non ha nascosto le difficoltà strutturali del settore pubblico. “Ha sacche di inefficienza e una scarsa flessibilità nei modelli di gestione”, ha ammesso, riconoscendo come questo renda il privato più competitivo. “Non sono contro il privato in assoluto – ha precisato – non lo considero un modello universale, ma non guardo con ostilità a un sistema misto, purché il governo resti pubblico”.
Secondo Riccardi, la Costituzione non indica gli strumenti ma l’obiettivo: garantire cure sicure e universali alle stesse condizioni per tutti. Da qui la necessità di un modello sussidiario, in cui il pubblico stabilisce le regole e governa i processi, evitando sia contrapposizioni ideologiche sia derive in cui “la remunerazione del capitale” diventi il motore delle scelte sanitarie.
Il nodo strutturale: la carenza di personale.
Sul piano organizzativo, l’assessore ha ribadito la necessità di un riordino della rete ospedaliera basato su appropriatezza e sicurezza delle cure, distinguendo il ruolo degli ospedali hub da quello delle strutture più piccole, chiamate a specializzarsi in base alle competenze disponibili e ai reali flussi dei pazienti. Centrale resta il problema della carenza di personale e della difficoltà di attrarre e trattenere professionisti qualificati.
“Le politiche del personale le stiamo facendo – ha rivendicato Riccardi – e sul fronte retributivo iniziano a vedersi effetti che nessun’altra regione può vantare”, pur riconoscendo che governare la sanità significa anche assumere decisioni impopolari senza inseguire il consenso.
Rispondendo ai dati sulle esternalizzazioni, l’assessore ha chiarito che gli 11 milioni di euro citati dall’opposizione si riferiscono a un biennio e non a un singolo anno: “Parliamo dello 0,2% del fondo sanitario regionale e dello 0,4% del costo delle retribuzioni dei medici”. Di questi, 10 milioni sono stati utilizzati per i cosiddetti gettonisti: “Senza di loro avremmo dovuto chiudere ospedali che l’opposizione stessa chiede di mantenere aperti”.
In chiusura, l’annuncio sul fronte più critico, quello della medicina generale. Riccardi ha anticipato che “oggi o domani la Conferenza delle Regioni approverà la richiesta al Governo di introdurre, nella conversione del decreto Milleproroghe, una norma che consenta alle Aziende sanitarie di assumere medici di medicina generale in quiescenza“. Una misura pensata per tamponare l’emergenza di personale e garantire la continuità dei servizi sul territorio.




