Electrolux, scatta lo sciopero: otto ore di stop in tutti gli stabilimenti

Si rialza il livello dello scontro nella vertenza Electrolux. Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato otto ore di sciopero in tutti gli stabilimenti del gruppo. Le modalità della mobilitazione, spiegano le organizzazioni sindacali, “saranno precisate” e si accompagneranno alla “prosecuzione dello stato di agitazione”.

La decisione arriva al termine dei due giorni di confronto tecnico al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, convocato nell’ambito della vertenza sul piano industriale di Electrolux. Secondo quanto riferito dai sindacati, durante l’incontro l’azienda ha manifestato “l’intenzione di superare gli accordi sindacali sulla organizzazione del lavoro”, proponendo al tempo stesso “solo modifiche limitate al piano industriale” e confermando la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi.

Il nodo degli esuberi e della produttività

Sul confronto interviene anche USB, che giudica il risultato dei due giorni di trattativa negativo. Per il sindacato, Electrolux non avrebbe ritirato il piano iniziale né presentato una reale discontinuità rispetto alle misure già annunciate.

In particolare, USB contesta la riduzione degli esuberi indicata dall’azienda, ritenuta minima e costruita, secondo il sindacato, attraverso dati non omogenei. Nel frattempo gli organici si sarebbero già ridotti e nella fotografia iniziale degli esuberi sarebbero stati inclusi anche lavoratori a tempo determinato già usciti dall’azienda e che oggi non figurerebbero più nelle eccedenze.

Per USB, questo rende difficile un confronto trasparente tra il piano iniziale e quello attualmente presentato. Resta inoltre senza soluzione il caso di Cerreto d’Esi, per il quale, secondo il sindacato, durante l’incontro non sarebbero emerse novità né alternative alla chiusura già annunciata.

Un altro punto critico riguarda l’organizzazione del lavoro negli stabilimenti. Secondo USB, il piano di Electrolux prevede una riduzione degli organici accompagnata da un aumento della produttività e delle cadenze per chi rimane. Gli esempi più evidenti, sostiene il sindacato, riguardano Solaro e Susegana, dove si arriverebbe a prospettare una produzione fino a 140 pezzi all’ora, pari a circa un pezzo ogni 26 secondi.

La contestazione di USB è netta: il recupero di competitività non può essere ottenuto trasferendo ancora una volta il costo sulle condizioni di lavoro.

Preoccupazione anche per Pordenone e l’IT

USB ha contesta anche il trattamento riservato a Pordenone e ai lavoratori dell’IT: nei due giorni di confronto, secondo il sindacato, non sarebbe stata fornita una rappresentazione sufficientemente chiara di come Electrolux intenda garantire in Italia, e nello specifico a Pordenone, la continuità delle attività informatiche, delle competenze e della presenza del personale. Una preoccupazione che si lega al trasferimento di alcune funzioni verso altre sedi del gruppo a livello globale.

Per USB, dunque, la fase tecnica della trattativa può considerarsi conclusa e il piano resta inaccettabile per la combinazione di chiusure, riduzione degli organici, aumento della produttività e assenza di garanzie ritenute sufficienti sulle funzioni di staff e IT. Il sindacato chiede ora la convocazione immediata del tavolo politico, alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.